Williams FW14

Quando si parla di F1 si parla di una particolare forma di esasperazione della ricerca tecnologica e la Williams FW14 rappresenta al meglio questo concetto. Proprio per la sua avanzatezza tecnologica venne rinominata come “L’auto venuta da un altro pianeta!”

STORIA AGONISTICA

La Williams veniva da un biennio positivo, in cui erano giunti dei buoni risultati ma in cui non era saltata alla ribalta. Buoni piazzamenti ma nulla che rendesse la squadra nuovamente memorabile come nel suo più recente passato. Per questa ragione, sospinti dall’ambizione di fare un salto di qualita ulteriore e consacrarsi nuovamente nell’olimpo della F1, a Grove si misero al lavoro su un nuovo progetto.

L’auto, la Williams FW14, debutto nel campionato mondiale del 1991 al Gran premio degli stati uniti. Sui tracciati fu impressionante. Diede subito una enorme dimostrazione di velocità e competitività, tuttavia accanto a questo carattere forte, nella prima parte di stagione pagò lo scotto della scarsa affidabilità.

La monoposto nei primi cinque appuntamenti ottenne tre podi, due secondi posti ed un terzo posto. Bottino magro dovuto alla avvenieristica tecnologia di cui era dotata: il cambio semiautomatico. 

Giunse l’appuntamento del Gran premio del Messico. Si apriva la tranche centrale della stagione. Cambiò tutto. La Williams FW14 cambiò faccia.

La Williams FW14 trovò la quadra e divenne affidabile e ciò le permise di esprimere al meglio tutta la sua potenza monopolizzando la parte centrale del campionato. I due piloti, Nigel Mansell e Riccardo Patrese, colsero sette vittorie. Cinque il primo (Mansell) e due il secondo (Patrese). L’auto a fine stagione si piazzò seconda nella classifica del titolo costruttori. Fu seconda solo alla McLaren. Infatti, solo la casa di Woking con la sua creatura affidata alle mani del superlativo Senna riuscì a contrastare la vettura connazzionale. Però apparve chiaro a tutti, allo stesso Senna in primis, che l’anno successivo sarebbe stato arduo difendere il titolo.

Il 1992, infatti, come da previsione, si rivelò l’anno del dominio assoluto e incontrastato della vettura inglese. La McLaren venne surclassata pagando a fine anno un distacco di 65 punti mentre le altre auto furono annichilite. La casa di Grove conquistò così la doppia corona iridata, quella costruttori e quella piloti. Quest’ultima fu la prima del “Leone di inghilterra” Nigel Mansell.

Le vittorie dell’inglese furono ben 9 accompagnate da 3 secondi posti. in griglia l’auto venne rinominata “L’auto venuta da un altro pianeta”.

 

 

NASCITA DELLA MACCHINA E IL NUOVO GENIO ADRIAN NEWEY

Dopo i buoni risultati del binomio 89-90, la William affidata alle mani di Patrick Head avvertì forte il bisogno di tornare a lasciare il segno nella massima categoria.

Head, da volpe quale era, puntò i suoi occhi su un giovane ingegere della March, che aveva la fama di essere estremamente geniale. Le sue creature erano sempre al limite massimo della estremizzazione, tuttavia essendo confinato in una squadra dal budget non molto elevato, spesso le sue idee non trovavano realizzazzione. Il nome del giovane? Beh, un certo signor Adrian Newey, oggi capo tecnico e genio di Red Bull.

Newey aveva dato origine alla CG 901 della March e ciò attirò su di lui i riflettori. 

Il suo contratto era in scadenza e Patrick non esitò nell’accaparrarselo per la stagione del ’91. Lo mise al lavoro sul progetto Williams e qui la creatività del tecnico, grazie anche al budget, trovò sfogo e seguito. Qui arrivò l’idea di quella che sarà la FW14. Adrian decise di rimaneggiare il telaio di una Layton House. Venne, infatti, adattato al V10 Renault. La monoposto fu la prima nella storia ad avere il cambio semiautomatico.

Patrick Head ad inizio stagione mostrò il progetto al rientrante Mansell Egli lo valutò talmente valido da rinunciare all’idea di appendere il casco al chiodo. Mansell arrivava da due anni terribili in Ferrari e stava da un po’ considerando l’idea di ritirarsi. L’auto, come detto, era dotata del propulsore Renault. Si rielaborò l’RS3 V10 da 3500cm3 della casa francese. Il Renault fu alleggerito e compattato. La nuova conformazione vantava una distribuzione a valvole con richiamo pneumatico e successivamente venne anche dotato di tuboncini di aspirazione ad altezza variabile. Era però solo l’inizio.

Il capolavoro, l’opera suprema di Williams vide la luce, però, nel 1992. A questo punto a Newey si affidò l’intero reparto tecnico della scuderia di Grove. Era una promozione. Qui si sbizzari. Perfezionò la sua creatura dando alla luce la FW14B.

Renault produsse un motore ancor più compatto di quello del ’91 che poteva erogare la spaventosa cifra di 760 cavalli. Newey gli costrui attorno una scocca in carbonio che ricalcava l’aeredinamica della FW14, ma esasperandola. Muso basso, cofano esasperato ad assumere la forma a collo di bottiglia della coca cola (oggi questa zona è chiamata zona coca cola appunto), e abbinato a tutto ciò la tecnologia di una astronave. Cambio semiautomatico, controllo di trazione, ABS e, infine, il marchio di fabbrica di Newey: le sospensioni attive. Queste erano costruite secondo uno schema Push-Road, rette da due molle anteriori e una posteriore che prevedeva l’uso di attuatori idraulici. Questi regolavano l’altezza da terra della vettura facendo si che questa caratteristica (l’altezza appunto) fosse regolare nell’arco del giro e delle varie sezioni del circuito. L’auto era imprendibile.

Quando si tentò di arginare il dominio di tale belva, che perdurò a lungo, si escogitò la rimozione di tutti questi avanzatissimi sistemi. Ciò rese l’auto instabile ed una bara su quattro ruote il cui esito alla fine fu funesto.

 

 

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Lorenzo Serri. Sono un studente di giurisprudenza, specializzato nel diritto delle imprese ed aspiro a diventare un giorno team principal. Sono venuto su a pane e motorsport e amo parlare di F1 con passione, cercando di essere obbiettivo.