Ungheria, 2015: merci, Jules

Ungheria, 2015: merci, Jules

Domani inizia un weekend cruciale per questa stagione: la lotta al campionato piloti tra Hamilton e Verstappen è serratissima, e entrambi vogliono andare in vacanza nella tradizionale pausa estiva da primo in classifica. In più, date le caratteristiche del circuito, la Ferrari ha un’occasione d’oro per puntare a qualcosa di importante, e sperare di avvicinarsi a quella maledetta Mclaren che sembra lontana mille miglia.

Qualcos’altro? Ah vero, si corre in Ungheria, terra che tradizionalmente ha riservato delle sorprese (si guardi il 2017 o l’anno seguente), e la cui pista non perdona. I sorpassi, infatti, sono estremamente difficili, e se qualcosa non mescola le carte alla partenza, la gara rischia di prendere una piega non proprio divertentissima.

Tuttavia, non c’è sempre stata solo noia, all’Hungaroring: una gara che sicuramente non si può definire noiosa è quella del 2015; una gara mista di emozioni, tra gioia, paura e tristezza. Già, molta tristezza.

Il 18 luglio 2015, esattamente 8 giorni prima della gara sul circuito magiaro, fu annunciata da parte della famiglia la morte, dopo più di 9 mesi di coma, di Jules Bianchi, il pilota Marussia vittima del terribile incidente avvenuto durante il Gran Premio del Giappone del 2014.

Era dal 1994 che un pilota non moriva in Formula 1, e la gente cominciava a pensare che le morti dei piloti fossero ormai un lontano ricordo. Questo incidente sicuramente contribuì a riportare tutti con i piedi per terra, verso la dura realtà: la Formula 1 è uno sport pericoloso, dove ci si fa male e si rischia anche di morire. Tale era nel 2014, tale è tuttora.

La Ferrari vorrebbe onorare al meglio il pilota della propria academy con una vittoria, ma ci sono due vetture grigie, una guidata da un tedesco e un’altra da un inglese, che sono maledettamente veloci. Le qualifiche lo dimostrano: primo Hamilton, secondo Rosberg, terzo Vettel, di pochissimo davanti a Ricciardo, e solo quinto Raikkönen.

Ma la partenza, per i tifosi Ferrari, è probabilmente la migliore del decennio: essendo uno terzo e l’altro quinto, entrambi i piloti Ferrari partono dal lato della pole, quello gommato. In partenza, quindi, hanno uno scatto fulmineo: Vettel si mette davanti a tutti, beneficiando di una brutta partenza da parte del poleman Hamilton, e Raikkönen lo segue a ruota mettendosi, due curve più tardi, in seconda posizione; Probabilmente, la partenza che qualunque team spera di avere in ogni Gran Premio.

Oltre a ciò, a circa metà del primo giro, Hamilton (che è scalato in quarta posizione dietro a Rosberg in seguito alla partenza) prova una mossa un po’ azzardata sul compagnio di scuderia e finisce nell’erba, perdendo tantissime posizioni e rientrando in pista davanti a Massa, decimo.

Ma la gara è appena iniziata: Rosberg non sembra accorciare su Raikkönen, mentre Hamilton recupera posizioni su posizioni e, alla fine del 14° giro, è di nuovo alle spalle di Rosberg. Ma lì resta.

Vi risparmio il valzer dei pitstop, perché poco cambia. Passiamo direttamente al giro 40: brutte notizie per la Ferrari; Raikkönen registra un calo all’MGU-K, perdendo notevolmente potenza. Ma la situazione, per il pilota finlandese, peggiora molto di più tre giri più tardi, quando Hulkenberg esce di pista finendo contro il muro e facendo entrare in pista la Safety Car. Quando la gara riparte, Raikkönen perde subito la posizione nei confronti di Rosberg. Per fortuna sua, dietro accade altro…

Ricciardo infatti, quinto in quel momento, prova un attacco su Hamilton all’esterno in curva 1. L’inglese (a detta sua, sottosterzando), porta fuori Ricciardo e rompe l’ala anteriore, facendo da tappo ad altri piloti dietro di lui. Uno in particolare, Kvyat, proverà un sorpasso fuori dalla pista; riceverà dieci secondi di penalità al termine della gara, mentre Lewis si beccherà un Drive Through.

Dopo essere addirittura rientrato ai box per riavviare il motore, Raikkönen si ritira definitivamente. La possibilità di fare doppietta, per la Ferrari, sfuma del tutto.

Rosberg, nella parte finale della gara, prova ad insidiare Vettel e la prima posizione, ma da dietro fa capolino anche Ricciardo, che prova una staccata delle sue su Rosberg. Il tedesco, però, non ci sta ed è piuttosto aggressivo in uscita di curva, forando però una gomma nel conseguente contatto con l’australiano. Ricciardo rientra per cambiare l’ala anteriore, Rosberg per cambiare la gomma (dopo aver fatto un intero giro con la stessa forata). Il tedesco rientrerà 10°, l’australiano 3° dietro al compagno di scuderia.

Quindi, niente può impedire a Vettel di portare a casa la sua seconda vittoria in Ferrari. Nel consueto team radio di ringraziamento, il tedesco pronuncia anche la frase merci Jules, cette vittoire est pour toi (grazie Jules, questa vittoria è per te) per dedicare la gara al defunto pilota francese.

Il secondo posto lo conquista Kvyat (nonostante la penalità), e Ricciardo completa il primo podio senza Mercedes dell’era ibrida: un trionfo su tutti i fronti, a Maranello.

Avatar

Luca Martinelli, appassionato di Motorsport da anni. Seguo con interesse qualsiasi tipo di gara, ma in particolare la Formula 1. Molto interessato alla storia di essa, scrivo articoli storici ma anche di analisi e/o confronto sulla Formula 1 attuale