Quanto ci manchi!

La quarantena ha fermato tutto lo sport nel mondo (tranne in Bielorussia, ove il lungimirante premier ha affermato che il virus si combatte con sauna e vodka); tralasciando questi piccoli dettagli, ciò che, a nostro malincuore, tange davvero le nostre vite è lo stop prolungato (si spera non definitivo) del Motorsport.  La gomma dei pneumatici non si scalda più e gli unici grafici che stiamo analizzando non sono più quelli della loro usura ma quelli dei contagi/guariti. Ed è proprio ora che ci rendiamo conto che quello che chiamiamo passatempo, in realtà valichi  il significato stesso del termine.

L’attesa spasmodica dell’inizio del weekend (già, noi siamo quelli che guardano anche le prove libere attaccati allo schermo), è stata sostituita dalla voglia di vedere i tempi di chiusura fino alla ripartenza non dilatarsi; quell’attesa che non diventava neanche un filo più pesante quando si correva in località con  orari assurdi, e qui subito ci viene in mente l’Australia: già, l’Australia, il primo gran Prix dell’anno, quello che arriva dopo un’interminabile attesa  di tre mesi e mezzo e che quest’anno (oltre ad essere stata una gran figuraccia targata FIA-Liberty Media) è stata un’illusione bella e buona, che ci ha lasciati da una parte con l’incredulità per il fatto che si sia deciso prima di far muovere un organismo così grande e complesso come quello della F1 per poi rendersi conto della realtà dei fatti, con tanto di mega-assembramenti di gente incredula rispedita a casa, e dall’altra la sensazione di consapevolezza del fatto che saremmo rimasti senza velocità per un bel po’.

 

Quanto ci manca quell’ansia ‘da prima curva’ , quando pure le Williams hanno ancora una speranza di sorpasso (che poi abbandoneranno qualche decine di metri più in là)… Quanto  ci mancano quei sorpassi al limite che sembrano sempre nuovi e mai prevedibili, quegl’incidenti spaventosi che a volte si portano via più di quanto dovrebbero… Quanto ci mancano le polemiche contro le decisioni dei commissari, quegli sguardi nel retro podio laconici al livello massimo, che avrebbero portato poi indubbiamente a chiacchiere da bar.Ci mancano addirittura le strategie sbagliate dal muretto Ferrari con annesse imprecazioni successive.
È senz’altro doloroso accettare il fatto che prima o poi, quando si deciderà di tornare a correre, ciò non vorrà dire tornare alla normalità, perché anche nelle migliori delle ipotesi (e qui non si parla in particolare di Formula Uno o di sport, bensì della vita di tutti i giorni) il modus vivendi di tutti noi sarà drasticamente non peggiore, ma diverso. Ciò che sicuramente sarà peggiore saranno proprio i Gran Prix (almeno i primi): senza pubblico, se non protagonista, elemento essenziale di qualsiasi sport, e senza il quale tutto risulterà indubbiamente più triste, però piuttosto che non goderne nemmeno attraverso una cassa, non sarà un sacrificio vano non ascoltare a pochi metri di distanza i motori ibridi delle monoposto. E quegli amici che dicono ‘ma che fai, non esci per vedere delle auto che girano?’ Beh, sì, è proprio così, e non sapete quanto ci mancano.

 

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Lorenzo De Stefano, nato il 7 Aprile 2002 ad Avellino ha una gran passione per qualunque cosa si muova a una velocità minima di 100 Km\h o per qualunque sport che possa trasmettere passione; il suo sogno nel cassetto infatti è proprio portare queste passioni sulle TV di tutti, un giorno, attraverso il giornalismo.