ALFA 158

Quando la Formula 1 è nata nel 1950, fin da subito ha avuto inciso nel suo DNA competitivo il tricolore italiano. L’auto che regalò in titolo era della celeberrima casa milanese contrasseganta dal biscione, la stupenda Alfa 158. Il campione, italianissimo, di Torino. Giuseppe, detto “Nino” Farina.

 

NINO FARINA

Nino è l’abbreviativo di Giuseppe Farina, originario di Torino. Venuto al mondo il 30 ottobre 1906. Nino nasce in una famiglia che ha i motori nel sangue. Suo padre Giovanni fondò la nota catena di carrozzerie “stabilimenti Farina”. Suo zio Battista, invece, fondò la ben più nota casa automobilistica “Pininfarina”, casa che ha firmato alcune delle auto più belle al mondo. 

Giuseppe si caratterizzava per un carattere esuberante e pieno di eccessi. Correva le competizioni con un sigaro cubano in bocca ed era spesso sulle copertine dei rotocalchi scandalistici. Era un noto donnaiolo. Anche alla guida era conosciuto per una forte aggressività e un costante abbonamento ai ritiri ed agli infortuni. Laureato in legge e sportivo nato partecipò alla cronoscalata Aosta-San Bernardo. Fu la sua prima gara e fini con un botto. Corse per Maserati e nel 1936 corse la mille miglia sotto la direzione di Enzo Ferrari conquistando il secondo posto. L’anno successivo vinse il Gran premio di Napoli. Suo il primo Hattrick, nel 1948 quando dominò il Gran premio di Monaco. 

Una nota su Nino, fu l’ideatore e il precursore di alcune evoluzioni nello stile di guida. inventò, infatti, la guida a braccia distese.

Nel 1950 partecipò al primo campionato del mondo di F1 e ciò lo rese leggenda. Fece sue pole e vittoria a bordo dell’Alfa Romeo 158. Conquistò, a fine stagione, il titolo mondiale con 30 punti (altre 2 vittorie e altrettanti giri veloci dal valore di 1 punto) strappandoli a un’altra futura leggenda: Juan Manuel Fangio. 

Nino morì nel 1966 mentre andava ad assistere al GP di Francia prendendo ad alta velocità una curva con la sua Lotus Cortina. Era nei pressi di Aiguebelle.

 

 

L’ALFA ROMEO 158 

L’auto guidata da Nino era un gioiello. Nata dalla mano del trio Colombo-Massimino-Bazzi, fu chiamata con il numero 158 ma divenne nota come “Alfetta”.

L’auto nacque nelle officine della Scuderia Ferrari che ai tempi era il “reparto corse” del Biscione. Il direttore tecnico sotto cui nacque questa creatura di metallo fu Enzo Ferrari. Fu L’auto più longeva, corse, infatti, dal 1930 fino al 1950, sostituita poi, nell’anno successivo, dalla 159.

La 158 venne iscritta nel 1950 alla prima edizione del Campionato Mondiale di F1 guidata da Farina, dal connazionale Fagioli e dal futuro cinque volte campione mondiale Juan Manuel Fangio. In quell’anno l’auto non ebbe rivali, vinse 6 delle 7 gare in programma (la settima fu vinta dalla 159). A Silverstone monopolizzo’ il podio mentre a Monaco vinse Fangio. In Svizzera la macchina occupò i primi due posti con Farina davanti al connazionale Fagioli. In Belgio, fu nuovamnete doppietta, Fagioli secondo e primo Fangio. Si replicò per la terza volta in Francia, ma con l’ordine del Belgio, primo Fangio e secondo Fagioli. Nel gran premio conclusivo, quello di Monza, l’auto si piazzò sul gradino più basso del podio con Fagioli. Il totale della stagione fu da dominio quasi assoluto ed incontrastato. 5 pole position e in 5 gran premi diversi firmò il giro veloce. 

Di quest’auto i piloti riferirono fosse maneggevole, veloce e potente, ma soprattutto, estremamente affidabile.

CARATTERISTICHE DELL’AUTO

La 158 fu un vero e proprio mostro di meccanica. Venne chiamata 158 perchè questa sigla esprimeva e riassumeva i tratti fondamentali della vettura: il numero dei cilindri che erano 8 e la cilindra: 1500.

L’otto cilindri era un motore in linea costruito con una lega leggera e canne d’acciaio avviate. Il rapporto era a quattro marce più la retro. Aveva un passo di due metri e cinquanta centimentri con telaio longheroni tubolari ovali e traverse a scatola saldati. il suo peso era di 620 chili.

Aveva un alesaggio di 58 mentre la corsa era di 70 con una distribuzione di due valvole per cilndro, due alberi a canne in testa. Nel 1950 arrivò ad erogare la cifra inbarazzante per l’epoca di 350 cavalli di potenza e il peso arrivò a 750 chili. 

 

 

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Lorenzo Serri. Sono un studente di giurisprudenza, specializzato nel diritto delle imprese ed aspiro a diventare un giorno team principal. Sono venuto su a pane e motorsport e amo parlare di F1 con passione, cercando di essere obbiettivo.