Monoposto di Formula 1: curiosità sulle livree

Monoposto di Formula 1: curiosità sulle livree

Vi siete mai chiesti perchè le monoposto Ferrari siano rosse? Perché le Mercedes erano bianche e solo in un secondo momento sono diventate argento? Scelte stilistiche in entrambi i casi? Non proprio.


Oltre un secolo fa, agli arbori delle gare automobilistiche, i colori delle monoposto che partecipavano alle competizioni venivano scelti dai costruttori. Le auto erano lente e quindi riconoscibili senza troppi problemi. Ognuno decideva per sé. Ciò è stato valido fino a quando non si organizzò un vero e proprio campionato automobilistico che ebbe un primo regolamento veramente preciso. Era il 1906 e in quell’anno iniziò la ‘Gordon Bennet Cup’, un’antenata della odierna Formula 1.

Uno degli articoli del regolamento imponeva che ogni squadra, in funzione della propria nazione di provenienza, adottasse un colore in particolare: rosso per gli Stati Uniti, blu per la Francia, verde per l’Inghilterra, giallo per il Belgio, bianco per la Germania e Rosso-giallo per la Spagna. Per l’Italia? Anche per noi un colore bello sgargiante: il nero.
Tuttavia, con il passare del tempo, si aggiunse la numerazione alle colorazioni delle auto. I partecipanti alle corse aumentavano e questo portò a non poter riconoscere tutti dal solo colore. Probabilmente, in seguito a una modifica del regolamento negli anni ’20 effettuato dalla AIACR (Association Internationale des Automobile Clubs Reconnus), precorritrice dell’odierna FIA, il colore rosso passò all’Italia. Il numero era nero prima e poi posto su un bollino bianco in un secondo momento. Agli americani fu assegnato il colore bianco con una linea blu/azzurra mentre le colorazioni delle altre nazioni rimasero più o meno identiche.

La Ferrari senza il ‘rosso corsa’.

Non sempre la Ferrari è stata rossa. Caso particolare fu l’anno 1964 in cui la Ferrari 158, guidata da Surtees e Baldini, vinse il campionato costruttori con la colorazione americana. Infatti, la Ferrari fu colorata per gli ultimi due Gran Premi (Stati Uniti e Messico) con il biancoazzurro. Si trattava di un escamotage del sempre sobrio e pacato Drake. In quell’annata, la Ferrari creò una forte collaborazione con la scuderia americana North American Racing Team, fondata dal pilota italoamericano Chinetti nel 1952.

Durante quell’anno non venne omologata da parte della FIA la Ferrari 250LM che avrebbe dovuto sostituire nel campionato GT la famosissima Ferrari 250 GTO. La 250 LM fu utilizzata nel campionato prototipi. Il patron della Ferrari, non vedendo l’appoggio da parte dell’ACI, decise di restituire la licenza di costruttore per protesta contro la mancata omologazione affermando di non voler mai più utilizzare il ‘rosso corsa’. L’unico modo per permettere alle monoposto Ferrari di correre le ultime due gare fu quello di sfruttare, per l’iscrizione, il nome della scuderia N.A.R.T. che, essendo americana, era obbligata ad usare i colori bianco e azzurro.

 

Silberpfeil

Le ‘Silberpfeil’: le frecce d’argento. Alfred Neubauer, direttore sportivo della Mercedes-Benz dell’epoca, ha scritto nel suo libro “Männer, Frauen und Motoren” pubblicato nel 1958 che la nascita delle frecce d’argento risale 3 giugno 1934. In quel giorno, infatti, fu disputato l’evento ADAC Eifelrennen sul celebre Nurburgring. Il regolamento per la partecipazione imponeva che fosse ancora necessaria una colorazione che identificasse la Nazione di provenienza e imponeva anche il peso massimo alla partenza pari a 750 Kg. La Mercedes-Benz W25 (che vinse 25 gare… buffo) fu sverniciata per rientrare nel peso massimo di 750 Kg. La raschiatura portò via un kilogrammo e questo permise l’iscrizione alla gara vinta a mani basse dalla W25 guidata da Manfred von Brauchitsch.

Questa storia narrata da Neubauer è stata smentita dalle cronache. Quella gara non aveva limiti di peso (anche se nel 1934 nacque davvero la Formula con 750Kg di peso massimo) poiché quella restrizione non avrebbe permesso a molte auto iscritte di partecipare, quindi venne abolita. Storia romantica quella di Neubauer, purtroppo non veritiera.

La prima Silberpfeil risale al 1932, due anni prima che fosse imposto per regolamento il peso massimo alle monoposto. In quell’anno, sul circuito AVUS, venne disputata la seconda edizione dell’ADAC Avusrennen, gara del campionato Formula Grand Prix. La gara fu vinta dalla monoposto Mercedes-Benz denominata SSKL guidata, anche in questo caso, da Manfred von Brauchitsch. La monoposto fu modificata per l’occasione per avere una migliore aerodinamica (si tratta di un circuito composto da due rettilinei contrapposti raccordati da curve). La vittoria arrivò per soli 3,6 secondi a discapito dell’Alfa Romeo 8C 2300 Monza guidata da Rudolf Caracciola. Il commentatore della gara all’arrivo definì la Mercedes-Benz SSKL “Freccia d’argento” per la sua velocità.
Ma perché la scelta di eliminare il colore se non c’era ancora alcun limite di peso in entrambi i casi? La nascita di questo mito è probabilmente molto meno tecnica e molto più legata a questioni antisportive di quanto si possa pensare.

 

 

Negli anni ’30, la parola “sicurezza” non esisteva ancora nel vocabolario delle gare automobilistiche. Un po’ come oggi, le gare di quella decade furono dominate dalle Mercedes, le quali avevano un grosso supporto statale: nel primo Dopoguerra, molti stati cercavano di avere la supremazia anche dal punto di vista automobilistico. Il totale dominio delle competizioni automobilistiche non era ben visto dagli spettatori che, ogni tanto, per dare un po’ di pepe alle gare e cambiare le carte in tavola, decidevano di spargere chiodi sul circuito al passaggio delle auto che non erano gradite. Le velocità erano relativamente basse e si poteva accedere al circuito con facilità, come si può ben vedere dalla foto che ritrae la partenza del Gran Premio di Monaco del 1930.
Probabilmente, per evitare di essere riconosciuti, i tedeschi decisero di raschiare via il proprio colore in modo tale da confondere gli spettatori ed evitare questi spiacevoli incidenti.
Pensate che la prima Mercedes rossa sia stata la Safety Car al GP della Toscana? Vi sbagliate. Nel 1922 la Mercedes-Benz decise di correre la 13° edizione della Targa Florio verniciando la monoposto SSKL in un rosso tutto nostrano, in modo tale da avere il sostegno del pubblico italiano da sempre molto caloroso: anche in quel caso sbaragliarono la concorrenza.

1968: Fine delle livree imposte dalla Federazione.

La fine delle livree imposte da  regolamento risale al 1968, quando le sponsorizzazioni fecero il loro ingresso prepotente nel mondo delle corse. Non c’era più il supporto economico della FiA e quindi ogni scuderia fu libera di scegliere la propria livrea senza alcun tipo di limite. La prima a farlo fu la Lotus che presentò la 49B al Gran Premio di Spagna di quell’anno con i colori sociali della Gold Leaf dell’Imperial Tobacco, il rosso, il bianco e l’oro (in un secondo momento divennero nero e oro).

 

Autore: Giuseppe Marino

 

 

 

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