Mondiale al cardiopalma: storie di campionati vinti all’ultima gara. Pt.2

Mondiale al cardiopalma: storie di campionati vinti all’ultima gara. Pt.2

Eccoci qui a rivivere altre storie che solo la Formula 1 ci può regalare. Dopo il pitstop, ripartiamo con il mondiale di Lauda vinto nel 1984.

1984: Niki Lauda si laurea campione per la terza volta.

Stagione travagliata quella del 1984. La Tyrrell venne sottoposta a verifiche tecniche durante tutta la stagione: i commissari FISA scoprirono che la scuderia utilizzava un metodo ingegnoso ed illegale per aumentare la potenza del motore, incrementando il rapporto di compressione nella camera di combustione. 
Si trattava di un liquido arricchito di pallini di piombo, utile per ritardare la detonazione. La scuderia dal Gran Premio di Olanda (quart’ultimo Gran Premio) venne squalificata e i punti che erano stati accumulati fino a quel momento dalla stessa vennero azzerati e non riassegnati. All’ultima gara, Prost e Lauda (i piloti della McLaren MP4/2), si giocavano il mondiale. Lauda era primo nel campionato con una sola lunghezza sul transalpino,  dopo la squalifica della Tyrrell. All’ultima gara, per vincere il mondiale, le combinazioni a favore di Lauda erano le seguenti:

  • Terminare la gara primo o secondo;
  • Giungere terzo o quarto, con Prost che non avrebbe dovuto vincere;
  • Arrivare quinto o sesto, con Prost che non sarebbe dovuto giungere primo o secondo;
  • Prost fuori dal podio;

Il Gran Premio conclusivo della stagione ’84 si tenne in Portogallo, all’Estoril- Le qualifiche furono impietose per Lauda, il quale fermò il cronometro classificandosi soltanto undicesimo. Prost occupò il secondo posto sulla griglia di partenza. La gara fu intensa: il transalpino riuscì a prendere la leadership della gara mentre Lauda scalava posizioni giro dopo giro, ritrovandosi però tappato in terza posizione a causa di un osso duro di nome Mansell alla guida della Lotus. L’Austriaco non era in grado di superarlo.

Al 52esimo giro, i freni della monoposto di Mansell scoppiarono, portandolo in testacoda e costringendolo al ritiro. Lauda divenne così secondo e poté vincere il mondiale. Il problema divenne portare a casa l’auto e i pericoli peggiori erano rappresentati dai doppiati e dai motori che potevano scoppiare improvvisamente, lasciando olio sul circuito.  Questo accadde proprio al motore dell’Osella di Ghinzani, che decise di salutare tutti al giro 64 proprio mentre Lauda cercava di doppiarlo.  La McLaren abbassò il ritmo di gara, Lauda portò a casa il secondo posto ed il suo terzo e ultimo titolo mondiale. La vittoria andò a Prost.

 

1986: Adelaide rende Prost campione del mondo.

Il mondiale del 1986 vide alla sua partenza solo motori turbo con cilindrata limitata a 1500cm^3.
La Goodyear era fornitore unico del mondiale. Nell’ultimo GP, i responsabili Goodyear confermarono ai piloti e alle scuderie che gli pneumatici potessero arrivare a fine gara senza la necessità di sostituzioni.
La classifica piloti vedeva, prima dell’ultimo GP, Piquet alla guida della Williams FW11 in terza posizione con 63 punti, Prost con la McLaren MP4/2C a 64 , Mansell in prima posizione a 70, anche lui alla guida della Williams. I punti venivano conquistati solo dai primi sei con il punteggio seguente: 9,6,4,3,2,1.

Le qualifiche assegnarono a Mansell la pole: Piquet si ritrovò in terza posizione, Prost in quarta. In partenza la testa della gara andò a Piquet, ma quest’ultimo venne superato in un secondo momento da Keke Rosberg. Prost riuscì a superare Mansell e andò alla caccia di Piquet. A metà gara, Prost decise di sostituire le proprie gomme andando contro le specifiche Goodyear:  questa si rivelò la mossa vincente. Diversi giri dopo il pit di Prost, le ruote di Mansell scoppiarono (egli fu costretto al ritiro dato che lo scoppio avvenne in rettilineo e non poteva riportare l’auto in pitlane). Rosberg vide le sue ruote ‘dechappate’, ovvero si scollò il battistrada . La Williams decise di richiamare Piquet dopo questi avvenimenti per evitare che potesse subire la stessa sorte di Mansell, ciò però consegnò la prima posizione al pilota McLaren. Non ci fu modo per Piquet di riagguantare Prost: quest’ultimo portò a casa il mondiale per due sole lunghezze su Mansell. Il campionato costruttori andò alla Williams .

 

 

1994: Schumacher fa il…”tedesco” e vince su Damon Hill.

La nascita del Kaiser, il primo mondiale. Siamo ancora una volta in Australia, ad Adelaide. Schumacher alla guida della Benetton B164 e Damon Hill pilota della FW16. Al via del GP Australiano, Schumacher era in testa al mondiale con un solo punto di vantaggio su Damon Hill. La pole era di Mansell, Schumacher era secondo, mentre Damon Hill era terzo in griglia. Alla partenza, Schumacher ed Hill superarono il poleman, monopolizzando la lotta per la vittoria. Siamo al 36esimo giro: Schumacher commette un errore mentre è in testa, rientrando in pista e tagliando la strada a Damon Hill nella curva successiva. I due collidono, Schumacher va in barriera, Hill rompe la sospensione. Quest’ultimo tenta una riparazione lampo in pit stop, ma non ci fu nulla da fare: Hill fu costretto al ritiro e rinunciare ai sogni di gloria.

Il ritiro di entrambi permise a Schumacher di laurearsi campione del mondo. Qui il link all’incidente. Molti accusarono Schumacher di averlo fatto volontariamente, conscio della vittoria in caso di ritiro di comune… L’incidente venne messo sotto investigazione ma i commissari decisero che si trattasse di un incidente di gara e il tedesco non venne penalizzato. Schumacher non è sempre stato noto per la sua sportività…e se errare è umano, perseverare è diabolico. Andiamo qualche anno più avanti.

1997: Schumacher ci riprova ma Villeneuve la spunta.

Gp d’Europa, corso a Jerez de la Frontera. Caso unico della Formula 1 in cui i primi tre piloti fermano il cronometro con tempo identico: parliamo di Jacques Villeneuve sulla Williams , Michael Schumacher su Ferrari, Heinz-Harald Frentzen sempre su Williams. I 3 si schierarono in griglia in quest’ordine.

Il mondiale era guidato da Schumacher, il quale vantava un punto di vantaggio sul figlio di Gilles Villeneuve. In partenza, JV pattina e perde la prima posizione a favore di Michael, il quale riesce a tenersela stretta fino al 47esimo giro. Ecco che Schumacher ci riprovò: notando l’avvicinamento di Villeneuve tornata dopo tornata, egli lo strinse alla curva Dry sac, quando il canadese stava per superarlo per la prima posizione: ma chi di incidente ferisce…di incidente perisce: il Kaiser perse il controllo dell’auto dopo il contatto e finì in ghiaia. Villeneuve gestì tutti i restanti giri con l’auto danneggiata: egli terminò il GP in terza posizione, permettendo ad un certo Mika Hakkinen di vincere la sua prima gara. Il post GP fu infuocato: Schumacher fu squalificato dal campionato, perse i punti ma non le vittorie per le statistiche. Le critiche piombarono sul tedesco,  sia dall’Italia che dalla Germania. Qui il link all’episodio.


Le polemiche non finirono quì. Anche Jean Todt subì una pesante accusa: secondo le voci del paddock, il Team Principal Ferrari si sarebbe messo in contatto, prima del GP, con il pilota della scuderia svizzera Sauber, Norberto Fontana, chiedendogli di rallentare Villeneuve durante la gara. Il rallentamento si verificò effettivamente, ma non venne in alcun modo investigato. Fontana ammise anni dopo in un’intervista che la richiesta di Todt avvenne davvero così come si sospettava all’epoca. Peter Sauber smentì la storia subito dopo… chiaramente…

 

Autore: Giuseppe Marino

 

 

 

 

Giuseppe Marino

Giuseppe Marino, nato il 09/10/1996, laureato in Ingegneria Aerospaziale all'Università Federico II. Appassionato di motorsport dal giorno in cui ho iniziato a capirci qualcosa delle quattro ruote.