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Kobe Bryant, l’uomo e lo sportivo dall’indelebile eredità

Kobe Bryant, l’uomo e lo sportivo dall’indelebile eredità

Irrealtà, incredulità. Queste le sensazioni che il mondo intero ha provato Domenica 26 Gennaio, proprio il giorno che tradizionalmente è dedicato allo sport; in Italia era sera e la maggior parte degli appassionati sportivi erano concentrati su Napoli-Juventus, ormai diventato un classico nelle ultime stagioni di Serie A, mentre per gli americani era poco più tardi dell’alba di una delle giornate più tristi per la propria Nazione: attraverso tutti i mezzi di comunicazione stava arrivando la notizia della morte di Kobe Bryant, uno dei più grandi cestisti della storia (a detta di molti secondo solo a Michael Jordan) e inizialmente molti erano ‘indignati’ verso coloro che stavano diffondendo la notizia, considerata una spregevole Fake News, reazione adottata tra gli altri anche da Shaquille O’Neal, (ex compagno di squadra di Bryant e legatissimo alla sua figura, tanto da essere chiamato ‘Zio Shaq’ dalla famiglia di Kobe), che se l’era presa con il nipote, accusandolo di scherzi di pessimo gusto avendogli mostrato la notizia freschissima (l’atleta poi impersonificherà lo stato d’animo del mondo intero qualche giorno dopo, piangendo in diretta nel suo programma TV). Purtroppo però non era uno scherzo di cattivo gusto: le prime conferme, le prime lacrime, le prime immagini della tragedia, di quell’elicottero a quota troppo bassa, probabilmente a velocità troppo elevata, schiantatosi nella località di Calabasas, presso Los Angeles; l’elicottero, che non doveva volare a causa della scarsissima visibilità dovuta per nebbia, stava raggiungendo il Mamba Sport Academy Center, dove la figlia dell’ex Los Angeles Lakers, Gianna Maria, avrebbe dovuto giocare una delle sue tante partite, assieme alle altre sue compagne di squadra della squadra di proprietà del Black Mamba; di fatti, dopo l’immane notizia della morte di Kobe è arrivata, come colpo di grazia, anche la struggente notizia della scomparsa della piccola tredicenne, promessa del Basket Femminile (basti pensare che, alla domanda dei giornalisti “Kobe, non hai nessun figlio maschio, chi raccoglierà la tua eredità?” la sua risposta era costantemente “tranquilli, ci penserà la mia ‘GiGi’“). Bastardi scherzi del destino.

Kobe tra l’altro aveva un fortissimo legame con l’Italia (‘sono un italiano puro’, diceva a più battute): suo padre, Joe Bryant, lo aveva portato con sé a Rieti, Reggio Calabria, Pistoia e Reggio Emilia durante la sua carriera cestistica, facendo così vivere al figlioletto la sua infanzia (dai 6 ai 13 anni) qui in Italia, che frequentò le nostre scuole elementari e medie, con quell’italiano mai dimenticato (che usava anche per mandare ‘a quel paese gli arbitri’, come lo stesso rivelò scherzosamente in un’intervista), e con una grandissima passione per il Milan (un braccio con sangue gialloviola per i suoi Lakers, un altro con sangue rossonero, diceva lui); legame così forte da scegliere, insieme a sua moglie Vanessa, Bianka-Bella, Natalia-Diamante e Capri come nomi per le figlie, oltre che Gianna-Maria.

 

Parlare dei numeri dopo aver detto che il 5 volte campione NBA è considerato come secondo migliore di sempre, non avrebbe molto senso: meglio ricordare il suo impegno nella vita di tutti i giorni costituendo la Mamba Academy e l’esempio che lasciava a qualunque uomo, non solo sportivo, (una delle sue frasi più famose è per esempio ‘credi in te stesso, perché nessuno lo farà per te’ o ancora ‘Fare quello che ti piace di più. Farlo al massimo. Farlo cercando di essere il migliore di tutti, sempre. E seguire tutte le strade lecite per diventarlo. Quando fai la cosa che ami di più, l’ossessione è naturale’), i suoi innumerevoli atti di beneficenza, la crescita che ha voluto fortemente sia (ovviamente) per il basket statunitense, sia per quello italiano, l’amore e il sorriso che metteva nella vita di tutti i giorni, anche dimostrando le difficoltà che qualunque essere umano potrebbe avere (come le accuse di stupro del 2003, poi ritirate e sin dall’inizio molto dubbie). Un uomo che ha unito tutto il mondo in un cordoglio unanime, dai grandi personaggi, dai grandi atleti e dai suoi ex compagni di squadra, fino alle persone più comuni, con fiumi di gente riversatesi nelle strade soprattutto della sua Los Angeles. Innumerevoli le iniziative prese per ricordare l’ex numero 24 e 8 dei gialloviola, con (tra gli altri) il minuto di silenzio indetto dalla Lega Basket A per il prossimo turno dei campionati in Italia, il ricordo del suo Milan prima di Milan-Torino in Coppa Italia (senza poter tributare il suo tifoso con un minuto di silenzio all’inizio del match, negato dalla FIGC !), o anche sportivi che si sono presentati ai propri match con la casacca del cestista (ad esempio il tennista Nick Kyrgios, o il calciatore blaugrana Antoine Griezmann), e infine i diversi messaggi social dal mondo dei motori, a partire da Lando Norris, fino ad arrivare a Maverick Vinales, oltre agli altri sportivi come Francesco Totti o Alessandro Del Piero. Tragedia che inoltre ha portato con sé altre sette vittime, che Vanessa, oltre al messaggio lasciato per ricordare il marito e la figlia, ha deciso di aiutare attraverso la MambaFoundation. Kobe Bryant ha lasciato questo mondo, ma la sua eredità di uomo e di sportivo sarà indelebile, per sempre.

Addio Kobe, grazie di tutto. 

LEGENDS NEVER DIE.

Bryant

 

Articolo di: Lorenzo De Stefano

Ultima Staccata

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