Pagelle Eifel GP: impresa Ricciardo, Hamilton fa la storia

Pagelle Eifel GP: impresa Ricciardo, Hamilton fa la storia

In Germania succede di tutto: i 60 giri del GP dell’Eifel portano sorprese, conferme, e delusioni a tutti i team del paddock senza risparmiare i fanalini di coda Haas e Alfa Romeo. A stravincere è però ancora una volta Hamilton davanti a un ottimo (ma mai pericoloso) Verstappen. Dietro di loro però non c’è una freccia nera nè una tuta rossa (anche se a questo ci siamo ormai abituati), bensì il sorrisone di Daniel Ricciardo, che ritrova il podio dopo più di due anni dalla Vittoria nel GP di Monaco del 2018.

I Migliori

Lewis Hamilton

Non ci sono più aggettivi per descriverlo. Hamilton vince, ancora, ed eguaglia quel record di Schumacher che sembrava inarrivabile per chiunque: 91 vittorie in Formula 1. Solo questo basterebbe per avere un posto tra i Top, ma a rendere il tutto ancora più clamoroso è il modo in cui Hamilton riesce a portarsi a casa l’ennesima vittoria. La partenza non è delle migliori (non per difetto suo, ma anzi per un gran lavoro di Bottas), ma dal ritiro del compagno è tutto in salita: la frustata che dà a Max Verstappen alla ripresa della gara dopo la Safety Car causata dal ritiro di Norris è davvero un’opera d’arte motoristica. Colpo di grazia ad un Gran Premio, l’ennesimo, gestito alla perfezione senza mezza sbavatura.
L’unica nota stonata? I forse eccessivi lamenti durante i team radio a cui ormai ci ha abituati. Oggi è stato il turno della Safety Car: “dite alla SC di andare più veloce…fatela andare più veloce!

Hamilton riceve in dono da Mick Schumacher, figlio di Michael, uno dei caschi del padre per aver eguagliato il record di 91 vittorie in F1 del Kaiser

Nico Hülkenberg

Immaginate che siano le 11 di mattina e che stiate prendendo un caffè con un amico. A un certo punto squilla il telefono. “Stroll non potrà correre, ci serve il tuo aiuto“, ti dicono dall’altra parte. E allora tu parti alla volta del Nürburgring e indossi di nuovo la tua tuta (rosa) da supereroe.
La Formula 1 moderna, si sa, è incentrata sulla personalizzazione dell’abitacolo, della monoposto e persino del volante in base ai gusti e alle abitudini del pilota. Ma a te non importa.
Ti presenti alle qualifiche con 0 secondi di prova sulla monoposto di un altro pilota; ti qualifichi a soli 6 decimi dal decimo posto e, dulcis in fundo, in gara recuperi la bellezza di 12 posizioni rispetto a quella di partenza.
Se non foste ancora convinti che Hulk sia uno dei migliori piloti di Formula 1 in circolazione, oggi ne avete avuto la prova: il tedesco porta a casa un incredibile ottavo posto (a poco più di un secondo dal settimo occupato da Leclerc) in un Gran Premio che sarebbe potuto tranquillamente finire con un ritiro o un posto tra gli ultimi cinque. Semplicemente meraviglioso.

Daniel Ricciardo

Sembrava impossibile, ma quella scommessa Daniel l’ha vinta: Cyril Abiteboul, Team Principal della Renault, adesso, dovrà tatuarsi un disegno scelto dall’australiano. Questo c’era in palio per il primo podio di Ricciardo in Renault, che torna a festeggiare un posizionamento nella top tre dopo 9 anni da quel terzo posto di Heidfeld nel GP della Malasia 2011.
Ricciardo conduce una gara quasi perfetta, senza lasciarsi andare ad inutili frivolezze (come voler combattere inutilmente con le Mercedes e le RedBull), e riesce a fare la storia. Ma lo fa soffrendo non poco: negli ultimi 10 giri, quelli dopo il rientro della Safety Car, la Racing Point di Perez non si scolla dagli specchietti dell’australiano, che però tiene duro e porta a casa 15 punti pesantissimi per il campionato costruttori: Renault (5°) è adesso soltanto 2 punti sotto a Mclaren (116 a 114) e a soli 6 punti dal terzo posto occupato proprio dalla Racing Point.

Menzioni d’onore: Giovinazzi e Grosjean

Che sia stato soltanto un fulmine a ciel sereno o l’inizio della ripresa per le due scuderie motorizzate Ferrari non lo possiamo sapere. Quello che è certo è che dopo 11 Gran Premi Romain Grosjean riesce a ottenere i suoi primi punti iridati (2, per il 9° posto) e che Giovinazzi oltre ad ottenere il suo terzo punto di stagione (10° al traguardo) si rende protagonista di una prestazione tutto sommato positiva, senza commettere errori fin dalle qualifiche alla fine delle quali già il 14° posto ottenuto sembrava un successo.
E invece, complici i ritiri di tanti “big” (Albon, Ocon, Bottas) il pugliese è riuscito a scalare la classifica fino ad arrivare in zona punti, riuscendo a resistere negli ultimi giri agli attacchi di un disperato Vettel e del compagno Raikkonen e portandosi a casa un punto che, in ottica 2021, vuol dire tanto: qualcuno lo dà per confermato in Alfa Romeo, altri sono sicuri che sarà il collaudatore di Ferrari. Insomma, il futuro di Antonio è ancora incerto, ma oggi intanto può godersi una prestazione che fa sorridere tutta l’Italia del motorsport.


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I Peggiori

Valtteri Bottas

Sembra non esserci proprio niente da fare. Pur avendo fatto davvero una magia in partenza ed essendo riuscito a staccare Hamilton con decisione nei giri successivi, la giornata da sogno del finlandese è finita molto, molto prima del previsto. E nel peggiore dei modi.
Prima ancora del ritiro forzato, causato da un problema alla MGU-H, infatti, le possibilità di vittoria si erano già praticamente azzerate a causa di un errore tutto personale di Bottas: arriva troppo lungo in curva 1, senza star subendo pressioni né sorpassi, ed è costretto ad un lungo e pesante bloccaggio che rovina completamente la sua anteriore destra. L’occasione che Hamilton si ritrova tra le mani è troppo ghiotta, e senza neanche doversi sforzare troppo l’inglese riesce a prendersi la prima posizione e a partire alla volta della 91° vittoria in Formula 1. E, probabilmente, anche il 7° titolo mondiale. Nessuno riesce a fermarlo. Soprattutto, non ci riesce (ancora una volta, l’ennesima) Bottas. L’unico che ha a disposizione la sua stessa astronave nera.

Bottas dopo il ritiro nell’GP di Azerbaijan del 2018

Sebastian Vettel

Se quella Ferrari col numero 5 fosse guidata da un qualsiasi altro pilota egli non avrebbe alcun motivo di essere in questa flop. La sua gara, d’altronde, non è stata particolarmente terribile nè avrebbe potuto fare tanto di più, visto la monoposto che deve gestire (e non è un verbo scelto a caso.
Tuttavia da un quattro volte campione del mondo ci si aspetta di più. Molto di più: il weekend, difficile come al solito a causa delle molteplici limitazioni della monoposto di Maranello, prende una piega terribile già al via del Gran Premio. Un Jump Start piuttosto evidente (ma non segnalato dal sensore automatico) avrebbe potuto comportare 5 secondi di penalità a Vettel, che però riesce a scamparla liscia. Ciò a cui non riesce a scappare sono però i suoi errori: ancora un mezzo testacoda piuttosto violento gli fa perdere posizioni e rovinare un treno di gomme molto prima del previsto, costringendolo al pit stop già dopo 10 giri. 
Da lì in poi la sua gara è anonima fino agli ultimi giri, dove l’unico accenno di battaglia è quella per la 10° posizione occupata da Giovinazzi, ma il tedesco deve preoccuparsi anche dell’altra Alfa Romeo, quella di Raikkonen, e non riesce a portare a casa neppure quel simbolico punto.

Daniil Kvyat

33 secondi di ritardo dal proprio compagno di squadra sono davvero troppi per passare inosservati. Mentre Gasly lotta e si dimena per la quinta posizione occupata da Sainz, riuscendo a tener dietro nel contempo anche Leclerc ed il resto della banda, il russo non riesce mai a uscire dal fondo della classifica: Latifi, 14°, finisce la gara con più di un secondo di vantaggio su di lui.
C’è ovviamente da segnalare che Kvyat ha dovuto percorrere tutto il 17° giro senza l’ala anteriore (persa a seguito di un contatto con Albon alla curva prima del traguardo), perdendo davvero molto in termini di tempo e di strategia, ma la prestazione generale della sua Alpha Tauri (partita appena dietro a quella del compagno Gasly) non è mai sembrata all’altezza della situazione, anche perchè proprio l’incidente di cui abbiamo appena parlato è stato causato da Kvyat stesso, che nella chicane precedente al contatto aveva dovuto tagliare la curva dopo un bloccaggio all’anteriore sinistra.

Menzioni di disonore: Räikkönen

Nel giorno del suo 323° Gran Premio la stella di Kimi Räikkönen non ha certamente brillato come ci si sarebbe aspettati e come forse tutti avrebbero voluto: il finlandese si è reso protagonista di un pericolosissimo contatto di gara con Russell, che oltre a causarne il ritiro ha visto l’inglese prendere letteralmente il volo e rischiare di cappottarsi e di rimanere “appeso come una mucca”.
Il resto della gara è poi stato completamente anonimo per Kimi, che non sembrava davvero avere il ritmo per competere con i suoi “pari” non essendo mai stato in davvero in lotta per i punti, nonostante quattro ritiri di piloti abbonati alla top 10.
Le giornate no capitano a tutti. Dispiace particolarmente, però, quando a esserne protagonista è un pilastro della Formula 1.

Emanuele Breschi

Emanuele Breschi, Laureato in Comunicazione anche se ho passato più ore su Netflix o alla Playstation che sui libri. Appassionato da sempre di Formula 1 ed Esports, a volte insieme: tastiera, joypad, o volante, se ha tanti pulsanti e c'è competizione non riesco a staccarmi

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