Fuori Binotto: gli altri lo seguano

Binotto lascerà la gestione della Ferrari dal 2023, e al suo posto subentrerà Frederic Vasseur. Un licenziamento repentino, forse necessario o forse no, che tuttavia deve essere seguito da quello di altri membri del team. Altrimenti è inutile.

Mi perdoneranno i non-ferraristi, questo articolo nasce dal cuore di un tifoso. Un tifoso che ritiene la situazione inaccettabile: come già detto in live su Twitch (seguiteci anche , a proposito), sono anni che la ferrari cavalca nel deserto alla ricerca di un titolo mondiale che non arriva. I tifosi e i media si scagliano spesso e volentieri contro i team principal (a volte a ragione, altre volte un po’ meno), colpevoli di non saper gestire una squadra e di non agire da leader. Ma il problema sta solo in loro?

Dal 2008, anno in cui Ferrari ha vinto l’ultima volta un campionato (in quel caso costruttori) in formula 1, sono passati quattordici anni. Quattordici lunghissimi anni, che hanno visto alternarsi numerosi leader, più o meno adatti alla situazione.

Dopo Jean Todt, il posto di capo della gestione sportiva è stato rivestito da Stefano Domenicali (attuale presidente di Formula 1 group) fino al 2014, anno in cui per 7 mesi è subentrato Marco Mattiacci, non longevo perché sarà una delle teste che cadranno (metaforicamente parlando, ovviamente) in seguito al passaggio della squadra a Sergio Marchionne.

Marchionne metterà al posto di Mattiacci Maurizio Arrivabene, che sembrerà per molto tempo l’uomo giusto al momento giusto. La leadership ce l’aveva, la forza di strillare pure: perché allora è stato nuovamente cambiato nel 2019 per lasciare spazio a Mattia Binotto? Misteri della fede.

Insomma, il posto di Team Principal dell Ferrari sembra essere come quello di difesa delle Arti Oscure a Hogwarts: nessuno ci dura. È sicuramente una posizione importante, in un team con una lunga tradizione abituato alle vittorie (storicamente parlando…), e richiede una certa responsabilità. Ma anche la Ferrari, non sembra apprezzare. O forse cerca un capro espiatorio, una soluzione facile su un uomo che, in fondo, si può benissimo cambiare.

Se guardiamo i diretti competitors, ovvero Red Bull e Mercedes, notiamo che Toto Wolff ricopre quel ruolo da 9 anni, mentre Horner addirittura dal 2005. C’era Schumacher in Ferrari all’epoca eh, tanto per rendere per bene l’idea. Horner e Wolff, entrambi, con la loro longevità, sono sicuramente persone di carattere. Ma sono anche persone che hanno potuto lavorare, che hanno potuto creare il team attorno a loro, che sono veramente il volto della squadra, nel bene e nel male.

Tra l’altro, non pensiate che Mercedes e Red Bull siano casi isolati: Steiner sta in Haas dal 2016 (quando il team è nato), stesso anno in cui è arrivato Zak Brown alla McLaren, e Tost gestisce il suo team fin dal lontano 2006. Gli altri sono tutti figli di situazioni particolari, infatti non vincenti: in Alpine avvengono squilibri interni in misure a volte peggiori a quelli della Ferrari, Vasseur sta comunque lì dal 2017 e Aston Martin ha avuto varie vicissitudini in un passato non troppo lontano.

Perché in Ferrari invece è sempre necessario cambiare? I ripetuti rilanci non hanno mai pagato in Formula 1 quanto la continuità di un progetto, e la Ferrari ne è la conferma vivente. Sempre che quelli che cambiare il team principal significhi rilanciare il team…

Già, perché se cambia il generale ma restano i soldati poco abili, non si vincerà mai. La Ferrari si prendesse le sue responsabilità e cominciasse a buttare fuori la vera gente problematica: progettisti, ingegneri, strateghi. Facile cambiare il team principal e addossargli la colpa per poi perdere ancora, guarda caso con gli stessi errori. Io mi sono stufato di perdere vittorie a Monaco partendo dalla prima fila, di vedere una squadra che entra in crisi per due gocce di pioggia, di osservare come ogni anno, dopo Monza, le prestazioni subiscano un crollo verticale. Bisogna cambiare, ma cambiare tutti. Avete voluto cambiare Binotto? Dimostrate che lo avete fatto per i tifosi, non per fare qualcosa.

Quindi gli altri seguano Binotto. E lo seguano subito, senza perdere tempo. Suggerisco pure due nomi, se volete: il signor Rueda Iñaki, responsabile delle strategie a Maranello, e il signor Mekies Laurent, la cui posizione in quel ruolo non ha mai portato né sicurezza né risultati. Ma ci sono altri che conosce solo chi ci lavora, là dentro, e che quindi non posso nominare. Ma ora tutti a casa, sù. La pacchia è finita.

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Luca Martinelli, appassionato di Motorsport da anni. Seguo con interesse qualsiasi tipo di gara, ma in particolare la Formula 1. Molto interessato alla storia di essa, scrivo articoli storici ma anche di analisi e/o confronto sulla Formula 1 attuale