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F1 Recap – Il gambero Haas

F1 Recap – Il gambero Haas

Bentornati amici con il consueto appuntamento di F1 Season Recap. Dopo che la scorsa volta abbiam parlato della McLaren, oggi ci occuperemo di un altro team di centro classifica, o almeno, quello che avrebbe dovuto esserlo, la Haas. La scuderia americana, partita con i favori del pronostico per giocarsi la 4° posizione nei costruttori, ha finito la stagione con più domande che risposte. Andiamo a vedere nel dettaglio.

Le premesse.

Le premesse per la Haas erano rosee. Un lavoro più che discreto nei test, unito ad una grande prestazione di Magnussen in Australia (giunto 6° al traguardo), hanno contribuito ad aumentare le aspettative sulla Haas. Oltretutto il team americano era reduce dalle scorse stagioni, in cui i risultati erano arrivati, ed erano anche risultati importanti. Tuttavia, in questa stagione, qualcosa si è rotto.

I piloti.

Dal 2017 Magnussen e Grosjean sono i piloti ufficiali della Haas. Un team tanto promettente quanto un po’ “fuori di testa”. Sappiamo tutti quanto siano teste calde entrambi i piloti Haas e quindi quanto rischio ci sia di non fare risultato a causa di qualche “stupidata”. Quest’anno soprattutto Grosjean si è trovato in difficoltà, rispetto al compagno di squadra. Delle difficoltà dovute più alla vettura che alla testa, è da sottolinearlo, però Romain, uomo di punta del team fino al 2018, si è trovato ad essere in bilico per tutta la stagione, salvo strappare una riconferma per il rotto della cuffia.

 

 

 

La vettura.

Forse una delle colpe della Haas è quella di aver allestito una vettura proprio scadente. Una monoposto basata tanto sulla SF71H, peggiorandone però gli aspetti migliori e prendendone tutti i difetti, uno su tutti, la cattiva gestione degli pneumatici dal battistrada ribassato, diventati ufficiali per tutte le gare del 2019. Proprio per questo la Haas si è trovata ad avere difficoltà per tutta la stagione, non solo di prestazioni, ma anche di sviluppo, con i piloti convinti a tornare, anche per le ultime gare della stagione, alla vettura dell’Australia, più bilanciata. Una bocciatura su tutti i fronti per la scuderia americana, incapace anche di portare sviluppi consoni alle difficoltà.

Lo sponsor.

Il 2019 si era aperto con l’accordo tra Haas e Rich Energy, azienda di energy drink americana. Le aspettative alzate dal nuovo title sponsor erano, francamente, un po’ utopistiche. “Arriveremo davanti a Red Bull in classifica.”, queste le parole dell’AD di Rich Energy. Altre aspettative non mantenute e visioni troppo diverse tra i capi di Rich Energy e quelli della Haas, arrivando addirittura ad una separazione nel bel mezzo della stagione. Fondi che vengono a mancare e forse anche un po’ di concentrazione da parte di tutti. 

 

 

 

Il 2020.

Nel 2020 la Haas deve tornare a macinare punti. Per quanto possa essere difficile ricostruire una vettura competitiva, la Haas ha bisogno di fare punti per garantirsi la permanenza in F1. Il proprio presidente, Gene Haas, non ha certo problemi economici, ma comunque potrebbe mancare di stimoli nell’investire il proprio denaro in un team che non riesce nemmeno a lottare per la zona punti. Questo è un rischio da evitare per tutti gli ingegneri e i piloti della Haas. E diciamocelo, la Haas sta un po’ simpatica a tutti, ci dispiacerebbe davvero se un team come questo dovesse abbandonare la F1. Il talento non manca, i soldi nemmeno, che trovino il modo di allestire una vettura degna e ci regalino altre emozioni come quelle degli anni appena passati.

Vincenzo Ferrara

Vincenzo Ferrara, aspirante giornalista sportivo Siciliano, appassionato di motori e calcio. Frequento il "Piccolo Gruppo" di Michele Plastino, corso specializzato sul giornalismo sportivo.