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F1 Recap – Ahi Ferrari

F1 Recap – Ahi Ferrari

Dato che stiamo entrando nella settimana che porterà alla presentazione della nuova Ferrari, mi sembrava giusto dedicare questo articolo alla stagione passata dalla Rossa. Quindi benvenuti ad un nuovo appuntamento con il nostro “F1 Season Recap”, dove oggi andremo ad analizzare cosa ha funzionato e cosa no nella stagione 2019 della Ferrari. Tenetevi forte, si parte!

 

La nuova vettura.

La vettura 2019 della Ferrari, denominata SF90 per il 90° anniversario dalla creazione del marchio, doveva essere la Ferrari della svolta. Doveva compiere quello che SF70-H e SF71-H non erano riuscite a fare; vincere il titolo. Le aspettative erano alte, alimentate ancor di più dai test che erano stati esaltanti e che hanno poi tratto in inganno anche gli ingegneri della rossa stessi, convinti di essere almeno mezzo secondo più veloci dei rivali. La prima vera novità della SF90 però sta nella livrea. Infatti ha catturato subito l’attenzione il colore della nuova vettura di Maranello, non più rosso lucido, ma rosso opaco, per ridurre il peso della vettura e dare un aria nuova in Ferrari. Tuttavia la stagione della Rossa è stata lo specchio della nuova livrea, cioè opaca. La vettura era tutt’altro che la più veloce e ha da subito denotato diversi problemi. Su tutti quello aerodinamico. Era la vettura, tra le top, che generava il peggior o il minimo carico aerodinamico sull’anteriore. In pratica questa SF90 aveva tantissimi problemi nelle curve lente, sia a trovare aderenza, che ad impostarle. Problema di difficile risoluzione durante la stagione. Altro problema serio, almeno all’inizio, è stato l’affidabilità della vettura. Già in allarme nei test, la SF90 si è rivelata poco affidabile in pista. L’esempio lampante è arrivato in Bahrein, dove Leclerc si è visto strappare una bellissima vittoria a causa di un problema alla PU. Tuttavia la vettura non è stato l’unico male della stagione.

 

 

I piloti.

La Ferrari si è ritrovata, per la prima volta dal 2014, ad avere una coppia di piloti diversa da quella Vettel-Raikkonen. Al posto del finlandese, infatti, è entrato in Ferrari il giovanissimo monegasco Charles Leclerc, già autore di una stagione fantastica in Alfa-Sauber nel 2018. Tuttavia, nonostante si sapesse che Leclerc fosse un futuro campione, nessuno si aspettava che potesse essere già così competitivo, soprattutto contro il suo compagno. Quando si dice che il primo rivale in pista è il proprio compagno di squadra non si scherza mica, e Leclerc ne ha dato la dimostrazione. Fin da subito ha messo in difficoltà Vettel e si è dimostrato per la maggior parte delle volte più veloce del tedesco, mettendo in seria discussione il ruolo di N°1 deciso all’inizio della stagione per Vettel. Questa rivalità è però degenerata. Entrambi avevano ed hanno voglia di vincere e di non tirarsi indietro, e questo ha portato a numerosi problemi durante la stagione. Il primo in Bahrein, per finire poi in Brasile dove i due si sono scontrati a pochi giri dal termine mentre lottavano per la 3° posizione, mettendo fine alla loro gara. La sensazione è quella che tra loro due ci sia una sorta di “convivenza forzata”, al netto di quello che vediamo di fronte alle telecamere.

La gestione.

Nel 2019 ha anche debuttato un nuovo team principal in Ferrari. Si tratta di Mattia Binotto, ex capo dei motoristi in Ferrari e all’intero della Scuderia da decenni. Dopo l’uscita, o la cacciata, di Maurizio Arrivabene, Binotto ha avuto la sua occasione e l’ha sfruttata a metà. Una gestione dei piloti non ottimale, come sottolineato prima, oltre che aver guidato un progetto quasi del tutto fallimentare alla base del “disprezzo” che i tifosi hanno iniziato a provare per lui. Tuttavia non è tutto da buttare, è un ottimo comunicatore davanti alle telecamere e quanto meno dice le cose come stanno. Merita un’altra opportunità sicuramente, ma deve darsi una svegliata, perchè in gran numero stanno già rimpiangendo Arrivabene.

 

 

Non è tutto da buttare.

Non è tutto da buttare perchè, nonostante la stagione sia stata al di sotto delle aspettative, si è comunque riusciti a portare a casa qualche soddisfazione. Partiamo dal presupposto che la SF90 avrà potuto godere di un carico aerodinamico davvero scadente, ma a livello motoristico, ha davvero sbaragliato la concorrenza. La PU del cavallino è stata decisamente la più performante, soprattutto una volta risolti i problemi riguardanti l’affidabilità. Scoperti questi punti di forza, si è puntato quantomeno a vincere qualche gara, cosa che Ferrari è riuscita a fare. Potevano essere di più senza errori dei piloti e sfortune varie, ma alla fine sono arrivate tre vittorie. Spa, Singapore, ma quella più importante di tutte, Monza. Monza per la Ferrari è stata un’apoteosi, con pole e vittoria di Leclerc, che aveva già vinto la settimana precedente a Spa. Hamilton dietro per tutta la gara, impossibilitato al sorpasso proprio per il motore Ferrari che gli impediva anche solo di avvicinarsi, sia con scia che con DRS aperto. Sostanzialmente la Ferrari ha messo in pista un Dragster e ne hanno sfruttato le caratteristiche per portare a casa qualche vittoria.

 

Il 2020.

Quello che vedete qui è quello che potrebbe seriamente essere il nuovo nome della vettura del cavallino. SF1000, un omaggio a quello che la Scuderia correrà durante questa stagione, ovvero il proprio GP numero 1000. Che dire, l’augurio per tutti i ferraristi, me compreso, è che questa stagione sia diversa. Una stagione combattuta, lottata fino all’ultima gara. Vogliamo che la Ferrari torni a vincere un mondiale, i tempi sono più che maturi, adesso staremo a vedere. Martedì sarà presentata la nuova vettura con la speranza che questa sia la volta buona.

 

Vincenzo Ferrara

Vincenzo Ferrara, aspirante giornalista sportivo Siciliano, appassionato di motori e calcio. Frequento il "Piccolo Gruppo" di Michele Plastino, corso specializzato sul giornalismo sportivo.