F1 | Monaco: perchè Leclerc non l’ha fatto apposta

La scena ormai l’abbiamo vista tutti: mancano pochi secondi alla fine della Q3 a Monaco, quando sul circuito monegasco si innalza la bandiera rossa. A provocarla Charles Leclerc, che in uscita dalla 15° curva calcola male la traiettoria e finisce a muro dopo aver perso l’anteriore destra per il contatto con le barriere.
Il pilota della Ferrari, che in quel momento era momentaneamente in Pole, ha quindi “congelato” la sessione e ha costretto il resto dei piloti ad abortire il proprio giro veloce, l’ultimo disponibile: tra questi c’era anche Max Verstappen che domani partirà dal secondo posto e che al momento della bandiera rossa stava facendo segnare i miglior tempi di sessione sia nel primo che nel secondo settore. Fosse terminata regolamente la sessione, dunque, con ogni probabilità la pole sarebbe stata sua. Ma anche Bottas e Sainz, a loro dire, si stavano migliorando.
Ricordando le “gesta” di qualche campione tedesco del passato (recente e non), molti soprattutto sui social hanno iniziato a sospettare o peggio ancora a insinuare che la mossa di Leclerc sia stata tutt’altro che casuale: consapevole di star per perdere la sua prima pole nel suo GP di casa, il monegasco sarebbe andato volontariamente a sbattere contro le barriere per causare lo stop della sessione. Ma le cose non tornano: ecco tutti i motivi per cui è altamente inverosimile che ciò sia accaduto.

1) Il rischio, troppo grande, di perdere il cambio

Se ne è iniziato a parlare già da subito: l’impatto col guard rail è stato così violento da coinvolgere tutto lo scheletro della vettura, andando potenzialmente a incidere sulla scatola del cambio della monoposto numero 16. Ancora oggi (la sera del 22 maggio) non si sa se il cambio sia effettivamente ancora integro e funzionante o invece andrà sostituito. E ciò, da regolamento, porterebbe a una penalità di partenza in griglia piuttosto sostanziosa, soprattutto per un circuito come Monaco: in caso di cambio nuovo, Leclerc sarebbe costretto a partire dalla 6° posizione, regalando così la Pole a Max Verstappen. Un rischio troppo grande, se preso solo e soltanto per evitare la Pole “su pista” dell’olandese.

2) Poteva succedere ovunque, e invece

Per compiere tale delitto la scena perfetta sarebbe stata l’uscita della Rascasse (la curva ad U prima del traguardo): “ops, sono uscito in sottosterzo e sono andato lungo” avrebbe potuto dire, appoggiandosi al muretto tanto quanto basta per danneggiare irrimediabilmente l’ala anteriore, spegnere la macchina e non poter così più ripartire. Non ci sarebbero stati rischi e la sessione si sarebbe fermata comunque.
Lo stesso si poteva fare alla Saint Devote (curva 1), andando lunghi bloccando le ruote come abbiamo visto fare in grande stile a Raikkonen durante la Q1.
Insomma, di opzioni ce n’erano, e sarebbero state tutte meno rischiose per la sua salute e, soprattutto, quella della sua SF21.

3) Partire a destra non era così male

Verstappen, in seconda posizione, godrà del lato della pista più pulito e gommato. Saint Devote, poi, è a destra: partire dalla seconda piazza dunque garantisce, a parità di prestazioni, di avere l’interno alla curva. Motivi meno importanti e sicuramente non fondamentali, ma considerazioni comunque da tenere a mente.

4) Quella curva non si guarda

In quel microsettore, nelle Q3, Leclerc è stato il più veloce in assoluto: ha spinto al massimo ad ogni giro e nessuno, alle Piscine, è stato veloce come lui. A quella velocità (e soprattutto in quel tracciato), però, un centimetro di troppo o troppo poco fa la differenza. Ogni giro i piloti, se vogliono massimizzare i propri tempi, devono fare esattamente quello che fa il pilota della RedBull Sergio Perez qui sotto: passare a raso delle barriere.

https://streamable.com/4sbgio

Una particolarità che forse viene presa sottogamba di quella specifica curva è relativa al livello di focus del pilota nell’approcciare il punto di apex: i piloti affrontano la curva guardando già il punto d’apice della curva successiva, per cui di fatto il guardrail e la distanza da esso vengono percepiti soltanto con la visione periferica della coda dell’occhio. Quella curva, in realtà, il pilota la fa senza prestarvi attenzione. E se in altre piste ciò non è un problema grazie ai margini che si hanno nella traiettoria di curva, qui il margine è letteralmente azzerato: un centimetro di troppo e sei nel muro, un centimetro troppo poco e hai perso tempo. Come disse un certo Niki Lauda: <<Devi cambiare marce a 12500 giri/minuto. Se lo fai a 12600, alla macchina serve un nuovo motore; se lo fai a 12400, sei troppo lento>>.

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Emanuele Breschi, scemaax sui social: Laureato in Scienze Politiche con un master in Comunicazione anche se ho passato più ore su Netflix o alla Playstation che sui libri. Appassionato da sempre di Formula 1 ed Esports, a volte insieme.