Che fine hanno fatto? Kamui Kobayashi

Dopo tre lunghi anni si torna a correre su uno dei circuiti più iconici della storia della F1: Suzuka. In omaggio a tale ritorno, “Che fine hanno fatto” va a ripercorrere le orme di un pilota nipponico. Ha corso in Formula 1 a più riprese, disputando oltre 70 Gran Premi fino agli albori dell’era ibrida. È poi uscito dal circus, ma i veri appassionati non si sono certo dimenticati dell’unico ed inimitabile Kamui Kobayashi. Come vedremo non è solo la nazionalità giapponese a legarlo alla pista di Suzuka!

Alba nipponica

Kamui nasce nel 1986 nella città di Amagasaki, situata nel sud del Giappone. Come tutti i piloti professionisti inizia la sua carriera da giovanissimo sui go kart (1996), riuscendo a cogliere nel corso degli anni ben quattro vittorie in altrettante categorie. I suoi risultati non passano sottotraccia, in particolare è Toyota a mettere gli occhi sul giovane Kobayashi, tanto che viene inserito nella Toyota’s Driver Accademy. Siamo all’anno 2004 ed è da questo momento che le cose si fanno molto interessanti. Quella stagione sportiva vede Kobayashi esordire su una monoposto nello sterminato mondo della Formula Renault. Per anni è stata un’importante categoria propedeutica alla F1, supportata proprio dal marchio francese. Nello specifico si articolava in molte campionati; Kamui prese parte a quelli di Asia, Italia, Paesi Bassi e Germania, cogliendo 2 vittorie proprio in casa nostra. Il 2005 segna un notevole salto di qualità: partecipa al campionato italiano e a quello europeo, cogliendo 6 vittorie per categoria, vincendo entrambi i titoli.

 

La vettura di Formula 3 grigia e blu con cui Kobayashi corse il GP di Macao di F3 nel 2006
Un giovanissimo Kamui Kobayashi a bordo di una vettura di Formula 3 ; Macao; 2006

Altri passaggi importanti

Il 2006 vede un ulteriore passaggio di categoria: Kamui corre in F3 EuroSeries conquistando 2 podi, chiudendo 8^ e risultando il migliore degli esordienti. Nel 2007 non cambia categoria ma cresce ulteriormente vincendo una gara e conquistando 7 podi, che complessivamente gli valgono il 4^ posto in campionato. Il risultato è avvalorato dalla concorrenza composta da alcuni futuri piloti di F1: Grosjean, Buemi, Hülkenberg. È degno di nota anche l’anno 2008, che vede un duplice impegno: GP2 Asia e soprattutto GP2 Series, precursore della odierna F2. Se il campionato asiatico lo vede chiudere con una discreta 6^ posizione, la stagione di GP2 Series va tutt’altro che bene. I punti sono 10, conquistati in sole 3 occasioni. Paradossalmente una di queste è la prima e unica vittoria di Kobayashi in GP2.

E infine LA Formula

Il 2009 sembrava essere solo un’altra deludente stagione in GP2, che in effetti Kamui concluderà con un mestissimo 16^ posto in classifica e soli 13 punti. Tuttavia dobbiamo aggiungere un retroscena. Durante le due annate precedenti, Kobayashi ha scalato le gerarchie all’interno del mondo di Toyota, divenendo test driver nel 2007 e terzo pilota nel 2008. Ma la svolta per Kobayashi arriva durante il suo GP di casa dell’anno 2009, quando si infortuna Timo Glock (pilota titolare Toyota). Kamui Kobayashi viene quindi chiamato a sostituire il tedesco per i successivi Gran Premi del Brasile e di Abu Dhabi, guadagnandosi così la chance di esordire in un Gran Premio di Formula 1. In Brasile coglie anche i suoi primi punti nel mondiale, grazie al 6^ posto finale. Le buone prestazioni gli garantirebbero senz’altro una riconferma presso Toyota, se non fosse che il costruttore giapponese si ritira a fine 2009.

La Toyota TF109 con cui Kobayashi esordì in Formula 1 nella stagione 2009

 

E quindi?

Non disperate: l’avventura di Kamui in F1 è tutt’altro che al capolinea dato che viene ingaggiato dalla Sauber nel 2010. L’avvio di stagione sembra il preludio ad una tragedia: 4 gare, zero punti e soprattutto zero gare concluse. Ma col passare del tempo, si adatta e nella seconda metà di stagione conclude 10 gare su 13, di cui ben 8 a punti. L’ottima crescita convince il patron Peter Sauber a dargli una seconda chance per il 2011, che risulta esattamente speculare rispetto all’anno prima. 6 volte a punti nelle prime 7 gare, compreso un brillante 5^ posto a Montecarlo, cedono il passo a 3 soli arrivi a punti nelle successive 12 gare. Entrambe le stagioni sono concluse al 12^ posto in classifica, rispettivamente con 32 e 30 punti, due volte su due davanti al compagno di squadra (De La Rosa prima e Perez poi). La specialità della casa sono le tante rimonte dalle retrovie, sinonimo di un ottimo passo gara. Nonostante qualche incidente di troppo, ottiene con merito la riconferma per il 2012. Questa stagione vede un pilota più maturo e costante, il cui duro lavoro dà il più dolce dei frutti: Kobayashi coglie il suo primo ed unico podio in Formula 1 a casa sua, in quel di Suzuka (3^). Complici anche un 5^ e un 4^ posto, Kamui chiude con ben 60 punti il mondiale, a cui aggiungiamo un 2^ posto in qualifica a Spa e 1 giro veloce in Cina. In maniera abbastanza inspiegabile, quella che è stata un’ottima stagione, non gli vale un sedile per il 2013.

Kamui Kobayashi col trofeo sul podio di Suzuka nel 2012
Kobayashi festeggia il suo unico podio in Formula 1 proprio in Giappone; Suzuka; 2012

Anni di transizione

Nel 2013 Kamui vive un’esperienza non banale: corre nel W.E.C. (World Endurance Championship), vale a dire il mondiale di durata. Si accasa presso AF Corse, team cliente della Ferrari, in categoria Gte Pro (la terza delle quattro presenti nel W.E.C.) ottenendo 4 podi. È il primo pilota asiatico ad aver corso per il prestigioso marchio italiano. Nel 2014, Kamui torna in F1 al volante della Caterham al fianco di Marcus Ericsson. Purtroppo c’è poco da dire: quella era tutto tranne che una monoposto di F1 e definirla poco competitiva sarebbe molto gentile, forse anche troppo. L’unico momento degno di nota è il cedimento dei freni che porta Kamui a fare strike alla prima curva del GP d’Australia. Per il resto zero punti, tante figuracce e pure due GP saltati a causa dei problemi finanziari del team. Insomma, meglio soprassedere e passare oltre. Da Abu Dhabi 2014, Kobayashi non ha più corso in F1. Segnaliamo anche che dal 2015 corre in Super Formula, cioè una categoria a ruote scoperte giapponese, rilevante ma non tanto quanto vedremo a breve.

Kobayashi guida la verde Caterham a Monza nel 2014
Kobayashi a bordo della disastrosa Caterham CT05 durante le prove libere del venerdì; Autodromo Nazionale di Monza; 2014

 

Game over?

Assolutamente no. Kobayashi, infatti, diventa pilota e collaudatore per Toyota Motorsport nel W.E.C. Praticamente un ritorno alle origini! Questa volta si cimenta in classe LMP1 (oggi Hypercar, la più prestazionale), avendo così concrete chance di vincere. A partire dal 2016 diventa realmente pilota ufficiale togliendosi discrete soddisfazioni: 1 vittoria, 5 podi (tra cui il 2^ posto a Le Mans) e 3^ posto finale in equipaggio con Mike Conway e Stéphane Sarrazin. Il 2017 vede una breve parentesi in Formula E (due sole gare) e una stagione deludente nell’endurance (5^). La stagione 2018-2019 lo vede 2^ in classifica e poi, finalmente, nel 2019-2020 arriva il titolo di campione del mondo endurance assieme a Mike Conway e José Maria López. Cosa gli manca? La vittoria più prestigiosa, quella alla 24 Ore di Le Mans, ma basta aspettare un’altra stagione: Kobayashi la vince nel 2021, stagione arricchita dal secondo titolo di campione del mondo endurance.

Il prototipo ibrido con cui Kobayashi ha conquistato il secondo titolo mondiale nel W.E.C.
La Toyota GR010 Hybrid di Kobayashi, Conway e Lopéz portata in pole dal giapponese in questa occasione; 6 Ore di Spa; Circuit de Spa; 2021

Ma oggi?

E se, giustamente, dopo tutte queste info vi starete domandando “Che fine ha fatto Kamui Kobayashi?”, la risposta è semplice: non è cambiato nulla. Kamui Kobayashi è ancora un pilota Toyota nel W.E.C. che quest’anno ha concluso al 3^ posto. Possiamo tranquillamente affermare che ha avuto un’uscita di scena ingiustamente ingloriosa dalla Formula 1, ma ha saputo brillantemente costruirsi una carriera di successi altrove. Certamente non è stato e non sarà il Max Verstappen giapponese, ma si è conquistato e meritato i suoi 76 GP in Formula 1 con sudore, lavoro e risultati in pista. In più, ad oggi, rimane il pilota giapponese che ha conquistato più punti nella storia della F1. Se vi restano dei dubbi pensate che ad oggi annovera nel palmares ben 2 titoli mondiali di classe LMP1/Hypercar, 38 podi (4 di classe e 34 assoluti) e 11 vittorie assolute nel W.E.C. E poi ammettiamolo: che favola ottenere un solo podio, ma farlo proprio davanti alla propria gente! Ah, in tutto questo corre ancora in Super Formula, nonostante non sia mai andato oltre il 5^ posto in classifica.

 

 

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Luca Innocenti, studente di Comunicazione, Innovazione e Multimedialità all’università di Pavia. Aspirante giornalista sportivo e appassionato di tutti gli sport, che si giochino con un pallone, una racchetta o un paio di sci non fa differenza. Se però serve un motore ancora meglio