Che fine hanno fatto? Juan Pablo Montoya

Dopo una breve pausa ritorna l’appuntamento del giovedì con “Che fine hanno fatto”, e lo fa in grande stile. Oggi parliamo di un pilota forte, veloce, spesso sfrontato e, soprattutto, vecchia conoscenza della Formula 1, ambiente in cui fu amato o odiato proprio per la sua sfrontatezza o arroganza, a seconda di come la si vede. Oggi si parla di un pilota, insomma, che difficilmente lasciava indifferenti i tifosi. È stato l’unico colombiano a vincere, tra le altre cose, almeno un Gp nella massima serie: si tratta di Juan Pablo Montoya.

Gli anni ’90

Potrà sembrarvi assurdo ma oggi non parliamo di un giovane di belle speranze: Juan Pablo Montoya è nato nel lontano 1975 a Bogotà, capitale della Colombia. A soli sei anni esordisce sui kart spinto dallo zio (anch’egli pilota) e dal padre. Fa tutta la gavetta possibile e immaginabile nelle categorie minori dei due continenti americani (Copa Formula nel 1992, campione in Swift GTI Championship nel 1993 e campione di Formula N nel ’94). Per poi affacciarsi nel nostro continente nel 1995, quando corre nella Formula Vauxhall. In seguito, riporta due titoli tra il 1996 e il 1998 (Formula 3 scolarship Formula 3000). Insomma, il giovanotto dimostra di avere il piede caldo fin da subito vincendo quasi in ogni categoria in cui metta le ruote. Questo brillante avvio di carriera gli vale, a partire dal 1998, un pluriennale contratto con nientemeno che la Williams (campione del mondo Piloti e Costruttori in F1 nel ’97). Inizia come collaudatore nello stesso 1998. 

 

CART

No, non è un errore di battitura: in attesa della chiamata definitiva da parte della Williams, Juan Pablo si cimenta nel campionato CART (Championship Auto Racing Teams). Si tratta di un campionato simile all’odierna IndyCar, nella quale è confluito a partire dal 2008. Tornando al giovane colombiano, riesce a vincere il mondiale al primo anno (1999) diventando così, a soli 24 anni, il più giovane campione di sempre. Nel 2000 va incontro ad una stagione martoriata dalle continue rotture del suo motore Toyota, che lo costringono ad un mesto nono posto in classifica. Tuttavia, riesce a vincere la prestigiosissima 500 Miglia di Indianapolis (la gara su circuito ovale più famosa al mondo) al primo tentativo, eguagliando in questo speciale record il mitico Graham Hill. 

Juan Pablo Montoya, campionato CART 1999
Montoya in azione nel campionato CART, 1999

 

Formula 1

Nel 2001 arriva finalmente l’esordio in F1 con la BMW-Williams. Juan Pablo si segnala subito sia per la velocità che per l’aggressività: pensate che in Brasile getta al vento la vittoria per un incidente durante il doppiaggio di Jos Verstappen. Nonostante la sfortuna lo appiedi mentre sta dominando alcune gare, JP riesce ad ottenere la prima vittoria in carriera nella “nostra” Monza. Bisogna sommare anche 3 pole e altri 3 podi al suo bottino. Il 2002 è migliore sotto alcuni punti di vista (3^ in classifica con 7 podi e 7 pole), ma peggiore sotto altri (nessuna vittoria). Nel 2003 replica il 3^ posto in classifica, ma la storia è un po’ diversa. Non parte benissimo, ma 2 vittorie e 8 podi in altrettante gare tra Montecarlo e Monza lo rimettono in gioco per il titolo mondiale. Poi succede il patatrac: ricordate la caratteristica aggressività del colombiano? Ecco, al GP degli Stati Uniti tenta un sorpasso eccessivamente cattivo ai danni di Barrichello, mandandolo in testa-coda, prendendo penalità e uscendo di fatto dalla lotta mondiale.

Juan Pablo Montoya festeggia la prima vittoria in carriera in F1
Monza 2001, la prima vittoria in carriera in F1 di Juan Pablo Montoya

 

Altre tre stagioni 

Nel 2004 la Williams è meno competitiva e Montoya, oltre ad annunciare il passaggio a McLaren per il 2005, ottiene solo una vittoria. Ma non è tutto qua: Juan Pablo durante le prove libere a Monza stabilisce il giro più veloce della storia della F1 in termini di velocità media: 262,220 km/h che sarà battuto solo nel 2018 da Räikkönen. La ciliegina sulla torta della sua stagione è forse anche il momento più famoso di Montoya in F1. Succede tutto subito dopo il GP di Imola. In gara un acceso ruota-a-ruota con Schumacher lo vede finire sull’erba all’uscita della curva Tosa e Juan Pablo non la prende bene: in conferenza stampa definisce Schumacher “scemo o cieco” per aver fatto una manovra del genere. Ve lo dicevo, che o lo si amava o lo si odiava! Il primo anno con il team di Woking (2005) non si rivela particolarmente fortunato. Nonostante 5 podi e 3 vittorie tra infortuni, rotture meccaniche ed errori strategici, Juan Pablo è solo 4^ in classifica. Il 2006 è una stagione dal sapore davvero amaro, che lascia un senso di incompiuto. La McLaren è scarsamente competitiva, Juan Pablo ottiene 2 soli podi in 10 gare. Dopodiché, complice anche l’annuncio dell’ingaggio di Alonso per la stagione 2007, Montoya e la McLaren concordano la fine del loro rapporto già a metà stagione. Lascia con un bottino di 7 vittorie, 30 podi, 13 pole position e 12 giri veloci, molti dei quali ottenuti negli anni di apoteosi di Michael Schumacher. 

Juan Pablo Montoya alla guida delle McLaren a Montecarlo
Montoya ai tempi della McLaren sulle stradine del principato di Monaco, 2005

 

2006-2021: Il sogno americano

Terminata la carriera in F1, Montoya torna nel continente americano e corre in una delle serie più famose del mondo a ruote coperte: la NASCAR. Non riesce mai ad essere in lotta per il mondiale, ma non è nemmeno l’ultimo della classe: nei suoi anni di militanza oltreoceano colleziona 2 vittorie, 13 podi e svariate top 5. Per non farsi mancare niente in questo lungo periodo, vince 3 volte la 24 Ore di Daytona, vale a dire la più importante gara di durata degli Stati Uniti. Nel 2014 torna alle origini: corre nella IndyCar che ha assorbito anche il “suo” campionato CART. Coglie subito buoni risultati: 1 vittoria, 4 podi e 4^ posto finale. L’anno dopo si supera con 2 vittorie e 5 podi, ma bisogna sottolineare che una delle due vittorie è di nuovo quella della 500 Miglia di Indianapolis. Chiude l’anno al secondo posto in classifica. La stagione 2016 lo vede ancora in attività: 1 vittorie a 3 podi, ma durante il 2017 corre solo due gare in IndyCar. Se però pensate che a questo punto, giunto ormai a 42 anni, Juan Pablo si ritiri vi sbagliate. Esordisce nell’IMSA: il campionato di gare di durata più importante degli USA, il corrispettivo del nostro WEC. Dal 2017 al 2021 coglie 16 podi, 3 vittorie e pure un campionato nel 2019. Aggiungiamoci anche due podi di classe alla 24 Ore di Le Mans e il pacchetto “Juan Pablo Montoya” è completo. 

Juan Pablo Montoya festeggia la seconda vittoria in carriera alla 500 Miglia di Indianapolis
Montoya festeggia la sua seconda vittoria alla 500 Miglia; Indianapolis, 2015

Ma perché è su “Che fine hanno fatto” se correva in F1 negli anni 2000?

Perché Juan Pablo Montoya – 47 anni da compiere a settembre – non sembra volerne sapere di appendere il casco al chiodo. Anche quest’anno partecipa all’IMSA e il personaggio è rimasto lo stesso di qualche anno fa: ha corso la 12 Ore di Sebring assieme a suo figlio sedicenne. Ma Juan Pablo è una miniera di sorprese infatti domenica (29/05) lo troverete su Sky Sport F1 alle 18:30, quando sarà regolarmente in griglia per la partenza della 106^ edizione della 500 Miglia di Indianapolis. Ci saranno anche, tra gli altri, due vecchie conoscenze della nostra rubrica: Ilott e Ericsson. Quanto a Juan Pablo purtroppo scatterà dalla 30^ posizione, o per fortuna, sia mai che ne combini una delle sue e ci faccia divertire con una rimonta pazza… 47 anni a settembre. JP è come il vino: più invecchia e più migliora. Semplicemente un’icona indiscussa e la passione per le corse fatta persona! 

 

 

 

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Luca Innocenti, studente di Comunicazione, Innovazione e Multimedialità all’università di Pavia. Aspirante giornalista sportivo e appassionato di tutti gli sport, che si giochino con un pallone, una racchetta o un paio di sci non fa differenza. Se però serve un motore ancora meglio