Che fine hanno fatto? Christian Lundgaard

Non tutti i talentuosi giovani che arrivano a sfiorare la F1 sono così fortunati da poterci mettere piede; lo abbiamo visto più volte nel corso delle puntate di “Che fine hanno fatto”. Sorte toccata non solo a Ilott e agli italiani Fuoco e Ghiotto, ma anche al ragazzino dagli occhi e dal talento cristallini di cui parleremo oggi. Forse qualcuno si ricorda di lui per le gare di eSports organizzate durante il famigerato lockdown del 2020: si tratta di Christian Lundgaard ed è, finora, il più giovane protagonista della nostra rubrica.

Dalle lande fredde 

Nel non troppo remoto 2001 in un paesino danese di 16.000 anime, noto come Hedensted, vede i natali il talento purissimo di Christian Lundgaard. Le corse sembrano scritte nel suo destino in maniera inevitabile, basti pensare che papà Henrik, proprio l’anno precedente, si era laureato campione europeo di rally. Christian, logicamente, si trova su un kart già in tenera età. Comincia a collezionare risultati degni di nota, a livello nazionale, dal 2012, ma sarà poi l’annata 2015 a inserirlo di diritto tra i giovani dal futuro promettente. Quell’anno conquista ben 3 titoli e 2 secondi posti su un totale di 8 competizioni alle quali partecipa. L’anno dopo continua il suo apprendistato automobilistico, con altri piazzamenti a podio nelle differenti categorie dei kart. Non male insomma. La pensa così anche uno dei più autorevoli siti di sport motoristici: nel 2016 Lundgaard viene inserito nell’elenco dei 10 piloti di kart più promettenti in circolazione da Motorsport.com

Un giovanissimo Christian Lundgaard col pugno alzato in segno di vittoria

Si inizia a fare sul serio

L’anno 2017 segna il debutto di Christian su una monoposto, ovviamente nella sterminata galassia delle categorie propedeutiche alla Formula 1. Nel suo caso si tratta di due categorie nell’orbita della Formula 4: F4 spagnola e SMP F4 Championship che a grandi linee corrispondeva alla F4 del nord europeo. Il caldo spagnolo o il freddo finlandese ed estone non devono fare grande differenza perché Lundgaard stravince entrambi i campionati, rispettivamente con 64 e 74 punti di vantaggio. Su un totale di 41 gare ne vince 17 e va a podio 31 volte. Dulcis in fundo, nello stesso anno entra a far parte della odierna Alpine Academy, cioè il programma di supporto e crescita dei giovani piloti gestito da Renault/Alpine. Ne resterà membro fino al 2022.

Lundgaard con i colori della Renault Academy, riconoscibili dalla spalline gialle e dal logo della Casa francese

 

Un altro gradino 

A suon di vittorie Christian arriva al 2018, stagione che lo vede impegnato in una nuova categoria nota come Eurocup. Qui ottiene 4 vittorie e 10 podi, che non sono però sufficienti a vincere il titolo; Lundgaard si deve accontentare del secondo posto. Dovuto anche e soprattutto ad un doppio ritiro al penultimo round ad Hockenheim. Si consola però con l’esordio in GP3 Series al terzo appuntamento della categoria, al circuito francese del Paul Ricard. Quella che resta complessivamente una buona stagione lo vede tornare alla guida di una GP3 per i test di fine stagione. In entrambe le occasioni al volante della vettura di un top team della categoria quale ART Grand Prix. 

Dove e quando conta 

Nel 2019 la GP3 cambia nome, assumendo l’attuale etichetta di FIA F3 Championship (o F3 e basta per noi comuni mortali!). Ciò che invece non cambia è l’impiego di Lundgaard: partecipa all’intera stagione sempre con ART. Per essere una stagione da “rookie” non sfigura, ma non fa nemmeno sfaceli, andando a concludere 6^ ben lontano dal vincitore Robert Shwartzman. Ciononostante coglie la prima vittoria, le prime due pole e i primi due podi in questa categoria. Ancora una volta i suoi sforzi non passano inosservati e si guadagna la chance di mettere le mani su un volante di Formula 2. Difatti corre le ultime due gare della stagione col team Trident, pur senza particolari acuti. D’altronde non è proprio banale passare di categoria, figuriamoci farlo a stagione in corso. 

Cambiano le categorie ma non le abitudini, Lundgaard sale sul podio anche in F3

 

Solo una questione di tempo

Infatti le due gare con Trident non sono altro che le prove generali per il vero salto di categoria: corre l’intera stagione 2020 in Formula 2 sempre affiliato ad ART Grand Prix. Ma, come accenato, prima di scendere in pista Lundgaard si è fatto conoscere meglio dal pubblico della F1 partecipando in tempi di covid alle gare online organizzate dalla F1. Solo un riscaldamento in attesa della pista vera, che lo vede concludere la stagione al 7^ posto la, mettendo in saccoccia 2 vittorie, 1 pole e 6 podi. Cifre che gli permettono di battere nettamente il suo compagno di squadra Marcus Armstrong. Questo stesso anno partecipa ad un test privato di Renault con una vettura di F1, riuscendo così ad assaporare la vetta degli sport praticati con quattro ruote ed un motore. Inoltre ART gli conferma fiducia per il 2021, dandogli una nuova chance in F2. Tuttavia, le due stagioni non eccelse tra F3 e F2 sembrano aver lasciato qualche scoria e Christian si perde nel nulla durante la stagione. Tutto il suo prezioso talento sembra essersi nascosto chissà dove, tanto che conclude il campionato con un misero 12^ posto.

Lundgaard al volante della vettura F2 di ART Grand Prix

 

Un raggio di sole…

C’è però un momento del 2021 che è molto significativo per capire “che fine ha fatto” Christian Lundgaard, ma soprattutto per ritrovare la sua classe. Quel momento è il 14 agosto. Vigilia di ferragosto ed esordio in IndyCar Series per Lundgaard, in seno al team Rahal Letterman Racing. Questa è la maggior categoria americana per vetture a ruote scoperte. Cambiare aria è come un incantesimo: Lundgaard, che aveva testato una vettura IndyCar solo quell’estate, segna il 4^ tempo in qualifica. Poi come si sa, la gara è un altro paio di maniche e il nostro protagonista scivola 12^, che in Indy significa comunque cogliere punti. Non c’è più niente da fare: è scoppiato il colpo di fulmine. Lo stesso team nel mese di ottobre ufficializza Lundgaard come pilota per il 2022. La stagione è stata molto convincente per il nostro danesino, entrato ben 5 volte in top10 e 2 in top5. Tra queste apparizioni spicca pure il primo podio in carriera in IndyCar. Il pacchetto completo gli è valso niente meno che il titolo di “Rookie of the year”, ovvero miglior esordiente dell’anno. Il motivo è banale: è l’esordiente che ha collezionato più punti di tutti. (La IndyCar conta come stagione da “rookie” la prima stagione completa). Non è un risultato banale in virtù di due fattori: la poca esperienza in IndyCar e la concorrenza. Difatti, Chirstian l’ha spuntata in un derby tra la scuola americana e quella europea contro Kyle Kirkwood, David Malukas e Callum Ilott. Vale a dire campione e vice-campione Indy Lights (F2 americana) e vice-campione F2 del 2020. Il tutto gli ha garantito un prolungamento di contratto triennale.

Chirstian Lundgaard al suo esordio nella categoria IndyCar; Indianapolis; 14 Agosto 2021

 

…e una speranza concreta 

Christian sembra aver ritrovato lo smalto e l’incisività che lo hanno contraddistinto nei primissimi anni della sua carriera, in un ambiente del tutto nuovo e differente da quello europeo. In aggiunta, è stato proprio Christian uno dei primi “pionieri” che hanno deciso di rilanciarsi uscendo dal noto continente europeo, per inseguire il sogno americano. Si tratta di una prova di coraggio non indifferente per un ragazzo che, vale la pena ricordarlo, ha compiuto 21 anni lo scorso luglio. Se riuscirà a confermare questo trend e ritrovare certezze e “fame” non potrà che essere una vittoria per ogni amante del motorsport. Perché il talento di Christian Lundgaard è indiscutibile, necessita solo del tempo per essere sgrezzato del tutto e per trovare il suo posto nel mondo.

Christian Lundgaard festeggia il suo primo podio in carriera nelle NTT IndyCar Series

 

 

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Luca Innocenti, studente di Comunicazione, Innovazione e Multimedialità all’università di Pavia. Aspirante giornalista sportivo e appassionato di tutti gli sport, che si giochino con un pallone, una racchetta o un paio di sci non fa differenza. Se però serve un motore ancora meglio