Che fine hanno fatto? Antonio Fuoco

Ritorna la nostra rubrica e con lei il filone di quei piloti che, nonostante un talento speciale, non sono riusciti a trovare un sedile in Formula 1. Questo però non significa che oggi stiano col telecomando in mano tutte le domeniche come noi! Ecco che dopo Callum Ilott portiamo un tocco di italianità con un’altra vecchia conoscenza della F2: stiamo parlando di Antonio Fuoco. 

Il giovanissimo Antonio

Nato a Cariati, in provincia di Cosenza, nel 1996 Antonio inizia a correre sui kart alla tenera età di 4 anni. Uno dei suoi primi risultati degni di nota è il terzo posto finale nella WSK Euroseries del 2012. Letto così questo risultato potrebbe non significarvi nulla, ma pensate che quell’anno il vincitore della categoria fu un certo Charles Leclerc. Inoltre, gli ottimi piazzamenti sui kart valgono ad Antonio l’ingresso nella Ferrari Driver Accademy a partire dal 2013. Con l’appoggio della FDA, Fuoco entra nell’orbita del team Prema Powerteam, tuttora una delle squadre più vincenti di sempre nelle categorie sotto alla F1. Così Antonio esordisce su una monoposto nella categoria Formula Renault Alps (partecipano piloti italiani, austriaci, svizzeri e tedeschi) vincendo 4 gare, collezionando 7 podi e viaggiando a vele spiegate fino alla vittoria del campionato. 

Le categorie più celebri 

Passando per una categoria non più esistente – la Formula 3 europea – Fuoco si guadagna un sedile in Gp3 Series (oggi Formula 3) col team Carlin. Assieme, la scuderia britannica e Antonio guadagnano due podi e un buon sesto posto finale. Le sue prestazioni ancora una volta non passano inosservate a Maranello: la Scuderia Ferrari gli concede una giornata di test in programma dopo il GP d’Austria. Nel 2016, Fuoco cambia squadra ma non categoria: si ripresenta al via della Gp3 Series con il team Trident. Sarà forse la sua migliore stagione in carriera: 2 vittorie, 8 podi e 3^ posto finale in campionato. Chi gli arriva davanti? Alexander Albon (vice-campione) e di nuovo Charles Leclerc (campione). Insomma, due che non vanno proprio piano. Le strade di Fuoco e del monegasco sono destinate ad incrociarsi di nuovo: nel 2017 sono compagni di squadra al Prema Powerteam in Formula 2. Nonostante un confronto abbastanza netto – Charles campione e Antonio 8^ a fine stagione – il pilota cosentino riesce ad ottenere 5 podi ed una vittoria. Il 2018 porta un nuovo cambio di team: passa al neonato Charouz pur restando in Formula 2, migliorando leggermente. 7^ posto finale, 2 vittorie e 6 podi. Vorrei sottolineare come in questa seconda annata sia riuscito a mettersi alle spalle Latifi, Aitken e Merhi: 3 piloti che seppur in maniera discussa o in circostanze molto peculiari hanno corso almeno un GP in Formula 1. 

Antonio Fuoco in Formula 2 con il Prema Powerteam

Anni di transizione 

Tra il 2019 ed il 2020, in tutta onestà, non succede granché nella carriera di Antonio. Sembra essere l’ennesimo tramonto di un talento italiano arrivato vicino, ma non abbastanza, alla consacrazione. Tuttavia, la voce del verbo “arrendersi” non figura nel vocabolario del nostro Antonio Fuoco. Se è vero che in questi due anni corre solo qualche gara con vetture Gran Turismo, allo stesso tempo ricopre anche ruoli “dietro alle quinte” ma fondamentali per un team di corse automobilistiche: è collaudatore del team Dragon Racing in Formula E (2018-2019) e svolge una duplice funzione in seno alla Scuderia Ferrari, ovvero quella del collaudatore e del terzo pilota. Nel tragico 2020 è nuovamente impiegato in un test per conto della Scuderia dopo il finale di stagione a Yas Marina, a bordo della sciagurata SF 1000. 

 

Un nuovo inizio 

Nel 2021 Antonio Fuoco viene confermato ancora una volta come collaudatore della Scuderia Ferrari in Formula 1, ma non finisce qui… Arriviamo finalmente alla parte che tutti stavate aspettando: difatti, Fuoco trova posto in un equipaggio nel WEC in classe GTE Am. Per chi non lo sapesse, WEC sta per “World Endurance Championship” ovvero il campionato mondiale delle gare di durata, che comprende solitamente circa 6 prove in tutto l’anno tra cui mete di tutto rispetto come Monza, Spa-Francorchamps e soprattutto Le Mans con la 24 Ore. Ho parlato di “equipaggio” poiché ogni vettura ha 3 piloti che si danno il cambio e poiché la durata minima delle gare è di 6 ore. I compagni di avventura di Antonio nel 2021 sono stati Roberto Lacorte e Giorgio Sernagiotto. Veniamo poi alla seconda sigla che ho nominato: GTE Am, la quale indica la categoria. Nel WEC esistono quattro categorie: le prime due (Hypercar e LMP2) sono composte da prototipi, mentre la terza  e la quarta (GTE Pro e GTE Am) sono riservate a vetture Gran Turismo. Il fatto che Antonio abbia corso nella quarta categoria non deve farci pensare ad un livello basso, dato che vi partecipano costruttori come Ferrari, Porsche, Aston Martin e Corvette. Fuoco corre con una Ferrari 488 GTE EVO “privata” del team “Cetilar Racing”. Questa prima stagione nel WEC la chiude 5^ nella classifica di classe GTE Am – chiaramente a pari merito con i due compagni di equipaggio – con all’attivo 1 vittoria, 2 podi e 1 pole, concludendo ogni gara, eccezion fatta per la 24 Ore di Le Mans dove Fuoco, Lacorte e Sernagiotto si erano comunque qualificati 3^ di classe. 

 

La Ferrari 488 GTE Evo di Fuoco e compagni, 24H di Le Mans, 2021

Tutto qui? 

Assolutamente no. Antonio Fuoco non finisce mai di stupire e si getta a capofitto nel mondo dell’endurance. Infatti, lo scorso anno ha corso anche nella categoria “sorella” del WEC, cioè l’IMSA, che è la sua versione americana. Potremmo vedere, tra le due categorie, una parentela simile a quella che c’è tra Formula 1 ed Indycar, anzi forse un po’ più stretta. Il nostro Antonio, nell’IMSA, ha corso “solo” la gara regina: la 24 Ore di Daytona, chiudendola al 6^ posto di classe LMP2.                                                          Arriviamo finalmente al 2022: dove troviamo Antonio Fuoco nella stagione in corso? Sempre lì: WEC ed IMSA facendo anche un ulteriore step in avanti, visto e considerato che per questa stagione sarà pilota ufficiale del team “AF Corse” a bordo di vetture Gran Turismo. Stiamo parlando di una delle realtà più solide, famose e vincenti nel mondo Ferrari al di fuori della Scuderia Ferrari di Formula 1. Basta dare una rapida occhiata al loro palmarès nel WEC per capire di cosa stiamo parlando: 29 vittorie, 6 titoli piloti, 7 titoli per squadre. Per tutti gli appuntamenti del WEC lo troveremo a bordo della Ferrari 488 GTE Evo numero 52, nella classe GTE Pro (ulteriore progresso). Ma ancora non è tutto! Antonio Fuoco non ha del tutto abbandonato Cetilar Racing: con loro corre ancora nell’IMSA – sempre sulla sua Ferrari Gran Turismo-  e proprio lo scorso 20 marzo ha vinto la 12 Ore di Sebring coi suoi fidi compagni Lacorte e Sernagiotto. Fine? No, non c’è due senza tre! Antonio Fuoco quest’anno partecipa anche al GTWC Endurance (mondiale endurance solo per vetture Gran Turismo) sempre tramite l’appoggio di Ferrari, nel team Iron Lynx. Il tutto sempre rimanendo un pilota nell’orbita della Ferrari e del mondo “Ferrari races”. 

Adattamento 

Credo che sia la parola più adeguata per riassumere la carriera di Antonio Fuoco: raramente ha corso due stagioni di fila con lo stesso team, ma è sempre riuscito a migliorarsi. Quando si è trovato sbarrate le porte per un sedile in F1 si è reinventato del tutto, esplorando a fondo il mondo delle gare di durata – o endurance che dir si voglia. Dove personalmente vedo grandi margini di crescita per lui, come ci suggerisce anche il trend crescente dei suoi risultati. E se leggendo vi fosse passato per la testa il classico pensiero “sì ma non ha vinto nulla”, vi invito a riflettere su quanto segue. Antonio Fuoco ha talento e velocità innati, vero forse non quelli di Charles e Max, ma a ciò aggiunge la tenacia e la capacità di andare forte con qualunque mezzo che abbia quattro ruote ed un motore, propria solo dei Piloti con la P maiuscola. E non lo dico io, lo dicono i numeri: senza abilità superiori alla media non si mettono assieme 20 podi e 5 vittorie tra F3 ed F2, non si va forte in F3, in F2, con le vetture Gran Turismo e con le LMP2. Se in lui non ci fossero qualità rare e preziose Ferrari non cercherebbe di farlo correre in 3 categorie al tempo stesso, non terrebbe gelosamente per sé il suo talento pur non riuscendo a schierarlo in Formula 1. 

Spero che vi siate interessati all’avventura del nostro Antonio, scorgendo tutte le enormi qualità e potenzialità di questo ragazzo. Vi consiglio di tenerlo d’occhio nel mondo dell’endurance perché saprà farci divertire.        

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Luca Innocenti, studente di Comunicazione, Innovazione e Multimedialità all’università di Pavia. Aspirante giornalista sportivo e appassionato di tutti gli sport, che si giochino con un pallone, una racchetta o un paio di sci non fa differenza. Se però serve un motore ancora meglio