Ferrari-Binotto: l’anno zero

In un’epoca in cui i divorzi stanno superando i matrimoni portati a termine, anche il rapporto quasi trentennale tra Mattia Binotto e la Scuderia Ferrari si è interrotto. Non si può parlare certo di un fulmine a ciel sereno, infatti la notizia circolava da giorni, assieme ai vari rumors per cui tra l’ex team principal e i vertici della Rossa il clima fosse tutt’altro che sereno. Una collaborazione durata 28 anni, di cui gli ultimi quattro nel ruolo di team principal, si conclude amaramente per l’italo-svizzero, accompagnato alla porta di un’azienda da lui ancora amata per sua stessa ammissione.
Un bilancio che, come sempre quando si parla del Cavallino Rampante, risulta difficile da stilare e richiede una analisi critica e ben più profonda del dato delle sette vittorie in settanta gare, secondo molti inaccettabile per il team più blasonato e, un tempo, ambito della storia della Formula 1.

 

Che Ferrari ha trovato e quale lascia Mattia Binotto? L’ormai ex numero uno del muretto ha preso il posto di Maurizio Arrivabene nel 2019 nella speranza di proseguire la lotta al titolo fallita da Sebastian Vettel, per i motivi più svariati, nelle due stagioni precedenti. Il 2019 di Maranello inizia con tre novità: ovviamente la macchina, ovvero la SF-90, il team principal, Mattia Binotto e uno dei due piloti, Charles Leclerc che sostituisce l’ultimo campione iridato della Ferrari, Kimi Raikkonen. 

La stagione si conclude con tre vittorie, due di Leclerc a SPA e Monza e una di Vettel a Singapore, tra l’amarezza di aver ancora fallito la corsa al titolo, facendo anche un passo indietro rispetto al ’17 e ’18, e le ombre per la questione del motore del Cavallino che ha portato a un accordo segreto tra il team e la FIA, criticato da tutte le altre scuderie. Anche se i termini dell’accordo non sono stati resi pubblici, gli effetti sono stati evidenti nella desolante stagione 2020 e nel 2021, meno deprimente, ma con risultati comunque sotto le aspettative di un team col nome e soprattutto col budget della Ferrari; l’annata è stata per lo meno addolcita dalle buone prestazioni di Carlos Sainz, subentrato a Vettel, passato in Aston Martin. In questo biennio si è vissuto un lunghissimo digiuno di vittorie, condito da tante delusioni interrotte solo da qualche podio e due pole position (Monaco e Baku 2021, ndr) dovute più alla circostanza che alla prestazione. La giustificazione di queste difficili annate è sempre stata la focalizzazione sul campionato 2022 e la possibilità di sfruttare il cambio regolamentare per colmare il gap prestazionale con Mercedes e RedBull, tornando alla lotta per un titolo mondiale diventato ormai tabù. 

 

E, dopo anni di attesa, il 2022 finalmente arrivò. La presentazione della F1-75 ha riempito di speranze tutti i Tifosi, quelli con la T maiuscola, per via di una macchina splendida esteticamente ed estrema anche da un punto di vista tecnico, quasi a voler rispondere alle tante accuse di mancata creatività da parte degli ingegneri delle passate stagioni. L’inizio del campionato aveva illuso tutti che questo sarebbe potuto davvero essere il momento di tornare in alto, della rivincita, grazie alla doppietta alla prima in Bahrain, il doppio podio di Jedda e la vittoria schiacciante, di dominio, ottenuta da Leclerc alla terza in Australia. Ma la Formula 1, purtroppo o per fortuna, non è solo velocità e il binomio Binotto-Leclerc lo ha potuto provare, in modo bruciante, sulla propria pelle nel corso di tutta questa stagione. I tanti, troppi, errori di strategia, gli innumerevoli problemi di affidabilità al motore, che hanno costretto anche a una limitazione della potenza, insieme alla esponenziale crescita RedBull e alla guida, ormai da veterano, di Max Verstappen hanno fatto risvegliare tutto l’ambiente Ferrari dai propri sogni per rigettarlo nel più profondo degli incubi.

Leclerc vittorioso a Monza

Il clima di entusiasmo creatosi a inizio stagione è stato spazzato via e si è, molto presto, trasformato in amarezza, tensione, probabilmente anche a causa di un team che, da quanto trapela, così coeso non lo era. E dunque, come dalle più vecchie delle tradizioni, la prima testa a saltare, troppo presto per dire che sarà l’ultima, è stata quella del capo, Mattia Binotto. Ma se sulla scelta di mettere da parte l’italo-svizzero possono esserci molti pro e altrettanti contro, quel su cui tutti sembrano convergere è il dover continuare il progetto da lui cominciato. Se è vero che, da un lato, questo campionato lascia l’amarezza di non aver lottato per il titolo quanto la macchina avrebbe concesso, dall’altro sarebbe assolutamente disonesto non sottolineare gli enormi passi avanti della Rossa che è riuscita a tornare a vincere, ad avere la miglior macchina sulla griglia almeno per una parte di stagione e, dopo otto lunghi anni, a battere la Mercedes. 

Chi andrà a sostituire Binotto? Difficile a dirsi, sembrava fatto per Frederick Vasseur, attuale numero uno dell’Alfa Romeo, ma le trattative sembrano essersi un po’ raffreddate o per lo meno rimandate a data 2023. Il francese, dopo i rifiuti trapelati da parte di Cristian Horner e Andreas Seidl, rispettivi team principal di RedBulle McLaren, sarebbe il favorito grazie al suo rapporto privilegiato con Leclerc, che ha fatto esordire nel 2018 alla Sauber, e al fatto di far già parte della famiglia, essendo l’Alfa motorizzata Ferrari e, soprattutto, parte del gruppo Exor. La vicinanza a Charles, in particolare, potrebbe essere il fattore decisivo, sia in positivo che in negativo: tra le tante critiche ricevute da Binotto, infatti, una delle più infuocate è stata quella riguardante la gerarchia dei piloti, mai del tutto chiarita, nonostante le prestazione del monegasco siano oggettivamente state superiori a quelle di Sainz in tutto l’arco della stagione. Da questo punto di vista puntare su “Fred” garantirebbe a Leclerc un ruolo da prima guida, allontanando da Maranello lo spauracchio dell’interesse Mercedes per il suo talento, ma gli porterebbe anche una grande responsabilità sulle proprie spalle considerato il clima più teso che mai attualmente presente in Scuderia.

Leclerc e Vasseur

Paradossalmente, una volta superato lo sconforto iniziale, chi invidierà meno il successore di Binotto sarà proprio Mattia stesso: il prossimo team principal della Ferrari avrà un margine di errore davvero minimo e tutti i riflettori saranno puntati su di lui. Se dal lato tecnico la strada sembra chiara, ovvero cercare di portare avanti e migliorare il progetto della F1-75, migliorando di pari passo l’affidabilità del motore, è dal lato della gestione umana che si porrà la vera sfida. La mancanza di chiarezza nella gestione delle strategie, nella comunicazione tra muretto e piloti, non rappresenta infatti una novità e se è apparso così evidente quest’anno è per via della competitività della macchina, mentre negli anni precedenti il fatto di lottare per il centro gruppo riusciva a mascherare un po’ di più la problematica. E la questione dei piloti, considerata l’ambizione e anche il ritmo di Sainz, potrebbe rivelarsi molto spinosa, a meno che Charles non sbaragli il compagno di squadra a partire dalla prima gara.

 

Negli ultimi a Maranello si è sentiti più volte parlare di anno zero e questo finale di 2022 ha portato allo stesso destino. Anno zero, come zero sono i titoli mondiali dal 2007, per quanto riguarda i piloti, e dall’anno successivo, per i costruttori. Uno zero che stona se messo di fianco al nome della Scuderia più vincente della storia e della quale a Maranello sembra esserci ormai l’ansia, l’ossessione, la paura, nella speranza che, per lo meno, questa lunga attesa non lo faccia diventare un’abitudine. 

 

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Studente di filosofia con la passione per i motori. Mi emoziona raccontare questo sport e la passione dei piloti quando abbassano la visiera